«Non disperderemo il tuo messaggio, Leo»

Tanta commozione ai funerali di Leonardo Cenci, Perugia si è fermata. «Ti diciamo grazie. L’onoreficenza più grande è l’ammirazione che gli tributiamo»

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Servizio completo nel pomeriggio

Lutto cittadino a Perugia in occasione dei funerali di Leonardo Cenci, l’atleta morto nella mattinata di mercoledì a seguito di una lunga malattia: giù le serrande dalle 14.30 alle 16.30, a cavallo della funzione funebre, officiata dal vescovo delegato ad omnia monsignor Paolo Giulietti insieme a don Saulo Scarabattoli: «Ha abbracciato la vita per lasciare un messaggio di speranza. Non lo disperderemo. Quando è saltata l’udienza con Papa Francesco, i genitori hanno detto che era atteso più in alto. Ed è così. Lo affidiamo provvisoriamente alla terra. Non disperderemo il tuo messaggio di ottimismo e speranza». Tanta la commozione per l’ultimo abbraccio da parte della ‘sua’ Perugia.

LA NOTIZIA DELLA MORTEIL CORDOGLIO DELL’UMBRIA

L’appello: intitolategli il Percorso Verde

Nella sua nota di cordoglio, il comune di Perugia ha promesso che non dimenticherà Leonardo Cenci: «Gli intitoleremo un luogo simbolo della città», ha dichiarato il sindaco. E tutti chiedono che questo luogo sia il Percorso Verde di Pian di Massiano, dove è già installata una rotatoria in onore dell’associazione Avanti Tutta, dove si tenevano gli ‘Avanti tutta days’ e dove Leo si allenava per le sue maratone.

LA GALLERY: DUOMO GREMITO

Immensa partecipazione

Duomo gremito – presenti numerose autorità civili e militari, ma soprattutto le tante persone che Leo ha incrociato in questi anni di battaglia – per le esequie, con la presenza anche delle società sportive più rilevanti della città, Perugia e Sir Safety. «Ti sei rialzato…hai lottato e corso fino a volare. Perugia orgogliosa ti porta nel cuore», il messaggio lasciato dai  tifosi della curva nord Perugia.

«LEO NON HA AVUTO PAURA», LE PAROLE DEL MEDICO CHIARA BENNATI – VIDEO

«Ha abbracciato la vita, ecco il messaggio che lascia»

«Evidentemente questa morte – l’omelia di monsignor Giulietti – ha qualcosa di speciale. Non siamo qui a vivere solamente la trisstezza per un giovane che ha perso la battaglia per la malattia e uno sportivo che ha terminato la cosa. Siamo qui a riconoscere che c’è un messaggio in questa vicenda, la cui significatività la parola di Dio ci rivela: Papa Francesco parlando a Panama ai giovani, mentre Leonardo combatteva l’ultima battaglia, ha parlato della possibilità che è data ai credenti di abbracciare la vita. Non per ciò che dovrebbe essere, ma per quello che è. Non per quello che idealmente pensiamo che dovrebbe essere, ma per quello che realmente si manifesta e realizza nella nostra quotidianità. E dell’esperienza della vita fa parte anche la malattia, anche se ce la vorrebbero far dimenticare. Non sempre si può star bene e quello che i sapienti che non capiscono Leonardo lo ha capito bene: la malattia l’ha abbracciata, non si è abbattuto, l’ha resa una cosa particolare per dire qualcosa sulla vita. Ha preso sulle sue spalle l’insegnamento del Vangelo, non subendo passivamente la vita. E anche se la vita per qualcuno è difficile, lui l’ha abbracciata e l’ha trasformata nell’occasione di farne qualcosa di estremamente valido. Se non fosse stato malato, forse non sarebbe accaduto. Se non avesse fronteggiato con questa sapienza la sua condizione, forse oggi la cattedrale non sarebbe così piena. Questo messaggio è imporante perché tutti facciamo i conti con la nostra vita, che non è mai come la dipinge la pubblicità. Ci sono le vite segnate dal limite, presente per tutti. Prima o poi siamo destinati alla morte, alla fine la corsa lì si conclude. La capacità di trasformare i limiti e le sofferenze in qualcosa di positivo, dove ci si esalta, è il dono grande del Vangelo ed è il messaggio che Leonardo ha lasciato alla città. Ci riunisce un’occasione particolare. La sua vita è un messaggio. Quanti Leonardi ci sono dentro le case che non conosciamo e che fronteggiano con dignità la vita? Ne ha fatto un’occasione di pienezza. Dobbiamo essere grati a tutti coloro che lo fanno. Accompagnamo questo corridore che ha concluso la corsa all’incontro con il Signore».

 

Andrea Romizi: «Non disperderemo il tuo messaggio»

Molto commosso il sindaco di Perugia che, a fatica, ha trattenuto le lacrime: «Siete tanti. Non mi è semplice prendere la parola per l’emozione ha un po’ travolto tutti noi. Il saluto della città è per Leonardo dovuto e sentito: lo avrebbe gradito perché Leo sentiva forte l’appartenenza a questa nostra comunità. Nonostante quella linguaccia incosciente teneva anche alla forma ed aveva un’alta considerazione del significato delle istituzioni. Diventato cavaliere della Repubblica a pieno titolo ma l’onoreficenza più grande è l’ammirazione e l’amore che tutti noi gli tributiamo. La vostra commozione. Sono sicuro che gli sta arrivando questa presenza. Forse ha avuto poche onoreficenze, così come ha meritato il nostro affetto. In questi anni è uscito da sé stesso per andare verso gli altri, per chinarsi su chi soffriva e abbracciarne il dolore, donando speranza. Per far alzare lo sguardo a chi aveva il capo chino. Leo poteva piangere e probabilmente lo ha fatto, ma ha scelto la missione di chi asciuga le lacrime. Il suo sorriso non poteva lasciare indifferenti, cambiava la giornata sempre in meglio. Rendeva piccola ogni nostra preoccupazione.‘La vita è un dono’, questo diceva lo sguardo di Leo. Era un innamorato, amava Perugia e la città lo ha ricambiato, continueremo a farlo. C’è stata la richiesta popolare di dedicargli dei luoghi importanti, la supporteremo. Tanti sono gli amici che lo hanno seguito per ogni impresa, gli sono stati vicini fino all’ultimo minuto insieme ai medici . Nonostante qualche annetto e qualche acciacco, con amorevole discrezione lo avete sempre sostenuto e supportato (in riferimento ai genitori, ndr). Con l’eroismo di due guerrieri silenziosi. Non bisogna disperdere il suo insegnamento. Voglio ripetere le sue parole bellissime: ‘Ecco cosa lascerò, anche senza volerlo. Ottimismo ragazzi, ottimismo. Prima di pensare a quello che non va, fate l’elenco di tutto ciò che va. Non fatevi rubare i sogni e non scoraggiatevi al primo ostacolo. Non tiratevi indietro ancor prima di cominciare e alzate lo sguardo. Non fatevi mai mancare un progetto e usate le vostre emozioni, magari non la rabbia’. E allora avanti tutta, non disperdiamo il suo esempio. Non sprechiamo il tempo che ci è dato».

IL FERETRO LASCIA LA CATTEDRALE, L’ABBRACCIO DI PERUGIA – VIDEO

Catiuscia Marini: «Ha trasmesso la solidarietà»

Poi ha parlato la presidente della Regione: «Mamma Orietta, papà Sergio, il fratello Federico. Mi rivolgo specialmente a voi. La vostra famiglia ci ha trasmesso in maniera forte i sentimenti. Leonardo li ha trasmessi anche a noi, ha creato anche una famiglia allargata come Avanti tutta fatta di volontarie e volontari. Era l’altra grande famiglia nella quale Leonardo ha creduto e si è adoperato. Ha ricevuto l’onoreficenza al merito della Repubblica italiana per l’impegno civile e la diffusione della pratica sportiva per la vita e la solidarietà. Leonardo non era irriverente, era rispettoso della sua comunità civile, delle associazioni e delle persone. Voleva fare le cose con i simboli della sua terra accanto. Non ho mai sentito dirgli ‘io sono malato’ o parlare delle malattia come fosse un paziente. Parlava solo della vita e del tempo: era energia, ottimismo, forza e capacità di reagire, anche intellettualmente. Aveva molto rispetto della scienza medica e della ricerca scientifica. Lo ringrazio anche per alcune testimonianze che ha voluto dare. Leonardo ha trasmesso la solidarietà con l’impegno civile, era un perugino orgoglioso. Ma anche umbro. Leonardo si è fatto protagonista con il suo stile, modo e originalità. Credo che a Leonardo dobbiamo dire semplicemente grazie per ciò che lasci e l’eredità che dobbiamo trasmettere».

Chiara Bennati: «Non ha mai avuto paura»

Infine colei che più di tutti – insieme ai volontari di Avanti tutta – è stata più vicina a Leonardo: «Sono un medico che lo ha seguito durante il suo percorso. Vorrei ringraziare i colleghi dell’ospedale di Perugia, mi hanno sostenuto tanti medici italiani e stranieri. Mi hanno invitato a fare una riflessione perché mi dicono del bel rapporto tra medico e paziente instaurato. Ma quali prezzo devi pagare? Nessuno, non ho pagato nessun prezzo. Tutto guadagno di vita e di amore. Leo è stato un paziente all’inizio, poi un amico, un compagno di avventure ed un collega: vi assicuro che i pazienti erano più felici di vedere lui che me. Ho chiesto scusa alla famiglia perché forse avrei potuto fare di meglio. Grazie e la parola che abbiamo sentito più spesso. Leonardo ama le feste e non i funerali, e questa lo è. I volontari di Avanti tutta hanno fatto a gara per fare le notti, che amore c’è più grandi di questo? Stasera un po’ si riposerà l’associazione, ma poi riprenderà. Leo non ha sconfitto il cancro, lo dico perché sono un medico e ho dei pazienti: ci stiamo lavorando perché non mi arrendo. Ma Leo ha sconfitto la paura, non l’ha mai avuta (applausi in cattedrale). Il coraggio di Leo è l’altra grande eredità. Pollice in alto e avanti tutta». La folla lo ha atteso fuori dalla Cattedrale per l’ultimo saluto tra lacrime, cori e quel messaggio da conservare, coltivare e tenere vivo.

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