Terni, delitto Moracci: «Condannateli tutti»

In aula il pm Barbara Mazzullo ha chiesto quattro condanne da 26 a 20 anni per i presunti basisti e i fiancheggiatori della banda

L'avvocato Colacci e il pm Mazzullo

L’avvocato Colacci e il pm Mazzullo

26 anni di carcere per Claudio Lupi e 24 per Gianfranco Strippoli – presunti basisti – 20 anni a testa per il ‘palo’ Daniel Buzdugan e per la colf-complice, Angela Cioce. Queste le richieste formulate giovedì pomeriggio, di fronte alla corte di assise di Terni, dal pm Barbara Mazzullo. Il processo è quello legato alla tragica rapina del 28 aprile del 2015, sfociata nell’omicidio del 91enne Giulio Moracci nella casa di Gabelletta dove viveva con la moglie Fioranna.

Sentenza vicina Dopo il pm ha parlato il legale delle parti civili, l’avvocato Andrea Colacci. Poi sarà il turno delle difese rappresentate dagli avvocati Francesco Mattiangeli, Sara Giovannelli, Giuseppe Squitieri, Donatella Panzarola e Aldo Poggioni. Si avvicina così a grandi passi la sentenza che potrebbe giungere già nella giornata di venerdì 24 giugno.

Ergastolo Gli autori materiali della rapina-omicidio – i 20enni rumeni Gheorghe Buzdugan ed Elvis Epure – sono stati già condannati all’ergastolo dal gup Maurizio Santoloci che, nella sua sentenza, ha analizzato la vicenda nel merito e le lacune del sistema giudiziario italiano in relazione ai reati predatori compiuti da bande di soggetti senza scrupoli, spesso con metodi paramilitari.

Stefano Spagnoli

Stefano Spagnoli

Il plauso E sulle motivazioni della sentenza emessa dal gup Santoloci – pubblicate da umbriaon – è intervenuto anche il segretario nazionale del sindacato di polizia Consap, Stefano Spagnoli: «E’ importante – afferma – che sia un giudice a ribadire che l’impunità di fatto in Italia esiste e viene sfruttata scientemente dai criminali. Da anni denunciamo inascoltati le difficoltà a garantire la sicurezza in mancanza della certezza della pena, con il facile accesso per criminali e crimini spietati a misure alternative al carcere e sconti di pena che mal si conciliano con l’estrema pericolosità sociale testimoniata con i reati commessi. Come operatori della polizia di Stato – spiega il segretario della Consap – ci troviamo spesso in rotta di collisione fra le vittime che reclamano una giustizia ‘esemplare’ e certa magistratura che condanna molto blandamente. E’ un problema politico ma anche giurisprudenziale come testimonia la sentenza del giudice Santoloci che arriva in concomitanza con due giorni decisivi per questo caso di cronaca che vedranno alla sbarra i basisti della brutale rapina conclusasi con la morte dell’anziano. Riteniamo – conclude Spagnoli – che questa sentenza possa rappresentare il punto di ripartenza per una lotta al crimine che non deve vedere contrasti fra la repressione e la condanna. Garantiamo la certezza della pena, moduliamo con estrema attenzione le attenuanti da concedere e poi parliamo di carcere rieducativo, perché per esperienza professionale devo affermare che purtroppo non tutti i criminali sono recuperabili alla convivenza civile».

Condividi questo articolo su

Ultimi 30 articoli