Terni, omicidio Raggi: la battaglia prosegue

Udienza a Roma per la causa intentata dalla famiglia di David verso lo Stato. Si decide a febbraio del 2018. Il legale: «Siamo ottimisti»

Udienza, martedì mattina di fronte al tribunale civile di Roma, per la causa intentata dalla famiglia di David Raggi – il 27enne di Terni ucciso la sera del 12 marzo 2015 dal 30enne marocchino Amine Aassoul in piazza dell’Olmo – nei confronti dello Stato, in particolare la presidenza del Consiglio e i ministeri della giustizia e dell’interno.

«LO STATO PAGHI» – VIDEO

Il motivo «Molte cose non hanno funzionato – così aveva spiegato l’azione giudiziaria l’avvocato Massimo Proietti che assiste la famiglia Raggi -. Amine Aassoul non doveva essere in Italia e comunque non doveva essere libero perché, già prima dell’omicidio di David, aveva un pesante cumulo di pene da scontare».

DAVID ‘TROPPO RICCO’: «VERGOGNOSO» – VIDEO

L'avvocato Massimo Proietti con Diego Raggi

L’avvocato Massimo Proietti con Diego Raggi

In tribunale Il procedimento – accompagnato da una richiesta di risarcimento di 2 milioni di euro nei confronti dello Stato – è stato discusso martedì mattina. Rispetto all’accesso al fondo per le vittime di reati intenzionali violenti – negato alla famiglia Raggi perché il reddito del povero David (13.500 euro annui, ndR) è ritenuto ‘troppo alto’ – lo scorso 11 ottobre l’Italia ha subito una nuova condanna dalla corte europea per non aver recepito la direttiva relativa all’istituzione del fondo stesso.

Sentenza il 6 febbraio Un passo che, nei fatti, è stato però superato dalla, pur discutibile, legge 122 dello scorso luglio che riconosce l’estensione della direttiva anche ai reati commessi all’interno dello stato italiano, e non solo negli altri paesi europei. Anche per questo l’avvocato Proietti si dice ottimista: «La linea difensiva dello Stato a nostro giudizio non sta in piedi. Il dato a noi favorevole – spiega il legale della famiglia Raggi – è che il giudice ha già fissato l’udienza (la data è quella del 6 febbraio 2018, ndR) per la decisione, senza passare attraverso l’istruttoria che avrebbe portato via ulteriore tempo». Al tribunale spetterà la decisione se accogliere o meno le richieste di condanna avanzate nei confronti dei due ministeri e della presidenza del Consiglio in seguito all’omicidio del 27enne ternano.

Condividi questo articolo su

Ultimi 30 articoli