di Giovanni Cardarello
Svolta sul fronte della sicurezza stradale e delle multe per eccesso di velocità. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha firmato l’atteso ‘Decreto autovelox’, il provvedimento che definisce in modo stringente le procedure di omologazione, verifica e taratura – sia iniziali che periodiche – dei dispositivi di rilevamento. L’obiettivo dichiarato dal Mit è quello di assicurare un «quadro regolatorio certo e omogeneo», capace di superare il caos giuridico e le criticità applicative che negli ultimi anni hanno alimentato migliaia di ricorsi da parte degli automobilisti. Soddisfatto Salvini, che ha ribadito la linea del ministero: «L’obiettivo primario resta quello di garantire la massima sicurezza sulle strade, senza però che il controllo si trasformi in un pretesto per fare cassa a spese dei cittadini».
Le nuove procedure: come funzionano omologazione e taratura
Il decreto punta a blindare la solidità giuridico-amministrativa delle sanzioni introducendo un percorso tecnico molto preciso, basato sulla netta distinzione tra l’approvazione dello strumento e la sua effettiva omologazione. Per garantire la massima affidabilità delle misurazioni e la tracciabilità di ogni operazione, ciascun dispositivo dovrà essere sottoposto a rigidi test di funzionalità prima della messa in strada, a cui seguiranno verifiche di taratura a cadenza periodica per certificare l’accuratezza del rilevamento nel tempo.
Il provvedimento affronta anche il nodo dei vecchi apparecchi: per tutti gli autovelox approvati prima del 2017 scatta infatti l’obbligo di test tecnici e tarature specifiche, requisiti indispensabili per confermarne la validità. Al fine di accelerare i tempi, gli enti locali e i produttori che dispongono già della documentazione integrativa richiesta, potranno beneficiare di una procedura semplificata. Una volta inviati i documenti, il Mit avrà a disposizione sessanta giorni per esprimersi e concedere il via libera definitivo all’omologazione.
Il caso Umbria: incassi record e l’ombra dei ricorsi
Se a livello nazionale l’incertezza sulle omologazioni ha spinto molte grandi città a spegnere i dispositivi (con un calo medio degli incassi del 9%), l’Umbria si muove in controtendenza e si prepara a subire l’impatto maggiore del nuovo decreto. Secondo gli ultimi dati diffusi dal Codacons, l’Umbria è tra le pochissime regioni in cui i proventi totali delle multe stradali sono cresciuti, sfiorando i 25 milioni di euro all’anno con un’impennata record del 17,7%.
Nelle strade umbre la pressione dei controlli elettronici resta altissima: basti pensare a Terni, dove i dati del controllo di gestione del Comune hanno evidenziato un boom di sanzioni per eccesso di velocità da postazioni fisse, triplicate in un anno. Il tema è però una vera e propria polveriera giuridica per le amministrazioni locali. A Spoleto, ad esempio, il dibattito sulle mancate omologazioni sollevato dalle opposizioni è finito al centro di duri scontri in consiglio comunale, con i fari puntati sulle lettere di richiamo della Prefettura di Perugia. Il rischio, adesso che il decreto è ufficiale, è che i Comuni umbri che hanno continuato a fare cassa con dispositivi non perfettamente adeguati si trovino travolti da una pioggia di ricorsi retroattivi.
Le reazioni: «Il 71% degli apparecchi è fuorilegge»
La firma del decreto arriva dopo mesi di paralisi, scatenata dalla sentenza della Cassazione dello scorso aprile, che aveva dichiarato nulle le sanzioni inflitte da apparecchi approvati ma non formalmente omologati. Un ritardo pesante secondo il Codacons, che pur condividendo il pugno duro contro chi corre in auto, attacca: «Questo provvedimento arriva con enorme ritardo. Abbiamo assistito a un vero e proprio caos che ha fatto venire meno la certezza delle multe, spingendo molti Comuni a spegnere i dispositivi per paura dei ricorsi, con danni sia per le casse pubbliche sia per la sicurezza stradale».
Esulta invece Assoutenti, che fotografa una situazione di fatto e lancia un avvertimento ai sindaci: «Ad oggi il 71% degli autovelox installati in Italia risulta fuorilegge sul fronte dell’omologazione. Con questo decreto i Comuni non hanno più scuse: se vogliono riaccenderli e usarli nella piena legalità, dovranno adeguarli immediatamente ai nuovi criteri».
L’appello di Asaps: «Finisca la guerra contro i controlli»
Sul provvedimento è intervenuta positivamente anche l’Asaps (Associazione sostenitori e amici della polizia Stradale). Il presidente Giordano Biserni ha sottolineato come siano stati necessari ben 34 anni dall’entrata in vigore del Codice della Strada del 1992 per avere una norma chiara, capace di porre fine a una logorante «guerra tra cittadini e organi di polizia sulla questione autovelox-omologazione».






