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Home » Perugia, fondi Covid per ristoranti ‘in odore’ di mafia: scattano denuncia e sequestro

Perugia, fondi Covid per ristoranti ‘in odore’ di mafia: scattano denuncia e sequestro

di Fabio Toni
15 Aprile 2021
in Apertura 5, Coronavirus, Economia, In evidenza
Tempo di lettura: 2 minuti di lettura
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‘Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato’: questo il reato ipotizzato a carico di un imprenditore di origini calabresi, attivo nel settore della ristorazione a Perugia, ‘colpito’ da un decreto di sequestro preventivo emesso dal gip del tribunale di Perugia, a seguito di indagine da parte dei militari del gruppo investigativo criminalità organizzata della Guardia di finanza del capoluogo.

I decreti ‘Rilancio’ e ‘Ristori’ sotto la lente

L’indagine è partita dagli accertamenti relativi ad imprese e lavoratori autonomi che, fra marzo e dicembre 2020, hanno beneficiato dei contributi straordinari decisi dal Governo per fronteggiare la crisi economica legata alla pandemia da Covid-19. In particolare l’attenzione delle Fiamme Gialle perugine si è concentrata sulla verifica dei requisiti per l’accesso alle provvidenze a fondo perduto, concesse ai sensi dell’articolo 25 del decreto legge del 19 maggio 2020, numero 34 (‘Decreto Rilancio’) e dai successivi decreti ‘Ristori’ e ‘Ristori-bis’ (decreto legge 28 ottobre 2020, numero 137 e 9 novembre 2020, numero 149).

Attività colpita da interdizione antimafia

«Nel corso delle attività ispettive – spiega la procura di Perugia attraverso il procuratore capo Raffaele Cantone – è emersa la posizione di una società, a cui facevano capo due pizzerie-bracerie di Perugia, nei cui confronti erano stati erogati, in due tranche, contributi pubblici. I successivi approfondimenti hanno evidenziato che la stessa non avrebbe potuto accedere al beneficio economico, in quanto già destinataria di provvedimento interdittivo antimafia, emesso dalla prefettura di Perugia nel gennaio 2020, anche sulla base degli elementi informativi, acquisiti dai finanzieri del Gico, circa la contiguità dei soci e dell’amministratore della società ad ambienti della criminalità organizzata di stampo mafioso».

La richiesta di conntributo

«Tale circostanza – prosegue la procura – unita alla successiva revoca della licenza per l’attività di somministrazione di alimenti e bevande, da parte del Comune di Perugia, determina una particolare forma di ‘incapacità giuridica’ del soggetto economico che, seppur dotato di adeguati mezzi economici e di un’altrettanto adeguata struttura organizzativa, non merita la ‘fiducia’ delle istituzioni e, di conseguenza, non può essere titolare di rapporti contrattuali con le pubbliche amministrazioni ovvero destinatario di titoli abilitativi, licenze, concessioni, erogazioni, finanziamenti o altre agevolazioni, comunque denominate. Nel caso di specie, l’amministratore della società, inviando tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate l’istanza per la concessione del contributo previsto, in assenza dei requisiti richiesti, si è reso responsabile del reato previsto e punito dall’articolo 316-ter del codice penale, omettendo informazioni dovute e realizzando un illecito profitto».

Il sequestro

A seguito dell’indagine, il gip di Perugia ha così accolto le richieste del pm competente, disponendo il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca diretta, «delle somme indebitamente percepite rinvenibili sui conti correnti o depositi intestati alla società e, in caso di mancato o parziale rinvenimento di liquidità, il sequestro preventivo ‘per equivalente’ delle somme giacenti sui conti dell’indagato.

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