Marco è un ‘ragazzo’ che fra pochi giorni – sabato – compirà 37 anni. Chi gira per il centro di Terni, passa ogni tanto in consiglio comunale, alle assemblee, agli eventi pubblici, non può non conoscerlo. Perché lui c’è sempre, o quasi. E Marco, nella notte fra mercoledì 3 e giovedì 4 giugno – era da poco passata la mezzanotte – se ne stava tornando a casa a piedi dopo aver visto il concerto degli Altoforno in piazza Clai, alla festa della Cgil, quando all’incrocio fra via Fratini e via Cavour è stato avvicinato da un soggetto, sembra vestito con un giacchino bianco, che lo ha rapinato del telefono cellulare.
In pratica, secondo quanto appreso, il tipo lo avrebbe avvicinato e poi – veramente senza uno straccio di scrupolo – strattonato fino a spingerlo a terra, per rubargli il telefono cellulare che conteneva un bel po’ della sua vita, comprese le foto dell’ultimo viaggio che non aveva ancora avuto il tempo di scaricare. Anche per questo è facile immaginare che Marco lo abbia difeso con tutte le proprie forze.

A chi lo ha sentito sull’accaduto, i suoi cari e quindi le forze dell’ordine, Marco ha raccontato di aver provato a inseguire il rapinatore fino all’altezza di Porta Sant’Angelo e poi, un po’ spaventato e molto arrabbiato, ha cercato al Lilliput – un locale di via Lanzi – qualcuno che potesse aiutarlo e lì hanno avvertito le pattuglie in zona. «Non ha esitato – osserva la madre, Daniela – a chiedere aiuto alle persone che frequenta, che non ringrazierò mai abbastanza».
A quel punto le forze dell’ordine, oltre a registrare l’accaduto, gli hanno detto di sporgere denuncia. E così, il giorno seguente, ha fatto in questura, a Terni. Le indagini si spera possano giungere a qualcosa di utile in tempi rapidi, anche se potrebbe non essere semplice.
L’importante, verrebbe da dire, è che in tutto ciò Marco non si sia fatto male. Importante, per carità, ma poi uno pensa all’azione vigliaca descritta da lui e dai suoi cari e non può che provare rabbia e chiedere giustizia. Anche per questo, derogando all’abitudine, gli mandiamo un grande abbraccio che speriamo possa leggere. Perché l’autonomia che ha faticosamente conquistato in questi anni non può metterla in discussione nessuno, tantomeno un balordo.






