di S.F.
Un documento per «agevolare il coinvolgimento attivo nello sviluppare forme di confronto, di condivisione e di co-realizzazione di interventi e servizi in cui tutte e due le parti siano messe effettivamente in grado di collaborare in tutte le attività di interesse generale». È l’obiettivo principale dell’adozione in arrivo – lunedì dalle 8.30 se ne parlerà in commissione, poi subito l’approvazione in consiglio – del regolamento per la disciplina dei rapporti tra il Comune di Terni e gli enti del terzo settore. A firmare è la dirigente al welfare e responsabile del procedimento Donatella Accardo.
IL REGOLAMENTO PER IL TERZO SETTORE IN VIA DI ADOZIONE (.PDF)

Un regolamento che sarà utile come strumento di amministrazione condivisa tra co-programmazione, co-progettazione, accreditamento, convenzioni con le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale. Ciò per l’attuazione «di progetti, di servizi ed interventi volti a rispondere a specifici bisogni della comunità territoriale» sulla base della sentenza della Corte costituzionale 131 del giugno 2020 e delle linee guida Anac. In sintesi palazzo Spada vuole il «riconoscimento del terzo settore quale sub-sistema complesso, costruendo un modello di governance collaborativa e relazionale». Tirato in ballo anche il nuovo codice dei contratti pubblici 2023.
La base di tutto è l’iscrizione degli enti al Runts, il Registro unico nazionale del terzo settore, e la promozione di politiche attive nel welfare locale (contrasto alla povertà, assistenza sociale, politiche giovanili ecc.). Un regolamento che «prevale sui regolamenti vigenti nelle parti in cui si riferiscono agli enti di terzo settore, ad eccezione del regolamento beni comuni che resta pienamente in vigore», viene specificato. Riguarderà anche gli enti filantropici, cooperative sociali, reti associative, società di mutuo soccorso, associazioni non riconosciute, fondazioni e altri soggetti di diritto privato.

Nel regolamento viene messo nero su bianco che il Comune terrà conto del regolamento per l’individuazione dei fabbisogni di personale e dell’applicazione della disciplina vigente in materia di performance dell’attività. Potrà inoltre «individuare spazi e luoghi, di titolarità pubblica o di altri soggetti, quali punti di contatto per la cittadinanza e per tutti i soggetti interessati». Spazio poi al partenariato pubblico-privato sociale possibili ai fini della partecipazione «a procedure selettive e comparative indette da autorità ed amministrazioni europee, statali e regionali, nonché da fondazioni bancarie e/o da altri organismi, per l’approvazione di progetti e/o per la concessione di contributi, sovvenzioni e finanziamenti riconducibili alle attività di interesse generale». Il direttore generale, Claudio Carbone, nominerà un comitato di indirizzo e valutazione degli interventi di co-progettazione e co-progettazione (Civic).
Per quel che concerne la co-progettazione, potrà essere declinata con l’accreditamento. Con avviso pubblico e successivo ‘patto di accreditamento’. Un articolo (il 10) è dedicato invece alle convenzioni da attuare con le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale. Molto interessante è l’articolo 11 sull’uso e la valorizzazione dei beni mobili e immobili comunali da parte degli enti del terzo settore: si applica «alle attività di interesse generale svolte mediante l’uso e/o la valorizzazione di beni mobili e immobili di proprietà dell’amministrazione, non utilizzati per finalità istituzionali. Pevedendo altresì, per concorrere al finanziamento del
progetto di valorizzazione, la possibilità di approvare contributi in conto capitale dell’amministrazione comunale per la rigenerazione e la riqualificazione degli immobili pubblici messi a disposizione». Sarà a carico dell’Ets, salvo diverso accordo, la progettazione degli interventi. Così come l’eventuale recupero, restauro, manutenzione e ristrutturazione. Seguirà poi l’assegnazione su iniziativa del privato sociale.
C’è poi la speciica sull’attivazione delle forme speciali di partenariato con enti e organismi pubblici e con soggetti privati, ivi inclusi gli Enti del terzo settore: «Dirette a consentire il recupero, il restauro, la manutenzione programmata, la gestione, l’apertura alla pubblica fruizione e la valorizzazione dei beni culturali di proprietà comunale». Ciò inoltre potrà prevedere lo sviluppo degli interventi e la gestione delle attività con oneri economici a carico dei partner. A chiudere il cerchio le misure a sostegno degli Ets: sono citate l’accesso all’Fse, finanziamento pubblico, raccolta fondi, art bonus e social bonus. Lunedì il confronto sul tema. L’assessorato proponente è quello di Viviana Altamura.






