Un detenuto italiano di 31 anni, originario della provincia di Perugia, si è tolto la vita nel pomeriggio di lunedì all’interno del carcere di Perugia-Capanne. A renderlo noto è il Sindacato autonomo polizia penitenziaria Sappe che, oltre ad esprimere cordoglio per la morte del giovane, punta il dito contro quelle che definisce «gravi criticità organizzative e gestionali dell’istituto penitenziario perugino».
Secondo quanto riferito dal sindacato, il detenuto, appellante e ristretto in una sezione aperta, aveva effettuato nel corso della stessa mattinata una videochiamata con la madre. Successivamente sarebbe rientrato in reparto e, approfittando dell’assenza del compagno di cella, uscito per l’ora d’aria, si sarebbe tolto la vita impiccandosi. L’allarme è scattato soltanto nel primo pomeriggio, al rientro del compagno. Inutili i tentativi di rianimazione da parte del personale sanitario.
Il Sappe – attraverso il proprio segretario nazionale per l’Umbria Fabrizio Bonino – sostiene che al momento dei fatti fosse presente «un solo agente della polizia Penitenziaria» incaricato di vigilare su due sezioni aperte. Una situazione che, secondo Bonino, renderebbe estremamente difficile qualsiasi attività di controllo e prevenzione. «I colleghi vengono lasciati soli, in balia dei detenuti, senza alcuna rete di supporto», afferma il sindacalista. Nel comunicato vengono inoltre riportate le lamentele di diversi detenuti che avrebbero richiesto senza successo colloqui con direttore, comandante, educatori, psichiatri e psicologi. Per il Sappe si tratterebbe di una situazione di forte disagio che da tempo attende risposte.
Il sindacato esprime invece apprezzamento per l’intervento del Garante dei detenuti, Giuseppe Caforio, giunto nell’istituto dopo il suicidio per incontrare i reclusi. Bonino parla di «piena stima e fiducia» nei confronti del Garante, sostenendo però che quest’ultimo non riceverebbe «la necessaria collaborazione né dal direttore né dal comandante». Alla luce dell’accaduto, il Sappe chiede al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e al Provveditorato regionale verifiche sulle condizioni dell’istituto, un rafforzamento degli organici e l’adozione di misure urgenti per garantire l’assistenza ai detenuti.






