di Silverio De Bonis
presidente Associazione nazionale Alpini sezione di Roma
Alpini si nasce, oppure si diventa? Non è il banale quesito detto e ridetto infinite volte, come per l’uovo e la gallina, ma ha un fondo di verità. Si potrebbe partire dal semplice concetto che per i ragazzi che abitavano in Valle d’Aosta, in Valsassina, Val Gardena, oppure nel bellunese, quando arrivava la famosa ‘cartolina rosa’, al termine dei primi tre giorni di naja, in quanto montanari cioè abitanti sopra i 600 metri di altitudine, venivano assegnati automaticamente alle truppe alpine. Punto.
Non era una prassi, ma una regola dell’Esercito italiano. Come pure chi abitava a Genova, Bari ed in tanti altri posti di mare finiva in marina; per la stessa regola di prima. Però, a volte c’erano delle varianti a queste regole, varianti che rispondevano ad algoritmi vari, dalla cui risultante nascevano Alpini toscani, marchigiani, umbri, laziali, molisani, lucani, pugliesi, campani, perfino siciliani, e perché no: anche sardi.
Questi ragazzi valligiani, che abitavano in città e paesi sotto i 600 metri di altitudine, diventavano orgogliosamente Alpini. C’erano anche altri fattori che regolavano la naja, ma questo ha poca importanza. Questi ragazzi, per così dire: Alpini per caso, erano Alpini due volte rispetto ai commilitoni montanari. Primo perché avevano fatto la stessa identica naja e secondo perché non si erano tirati indietro. Anzi, stesso zaino portato con orgoglio imperterrito, stesse marce, stesso freddo e stessa neve.
E, quindi: Alpini si nasce, ma anche si diventa. Se andassimo a rileggere la storia dei nostri avi ricorderemmo che dall’Urbe partirono le prime Legioni chiamate ‘Julie’, in onore a Caio Giulio Cesare, partite alla conquista delle terre d’oltralpe. Avevano i paramenti verdi per mimetizzarsi nei boschi, e da qui fu ripreso il colore delle mostrine degli Alpini.
Scherzosamente, per me Alpino romano, posso dire che la penna sul cappello mi spetta, per eredità. Coscienti di questo pesante fardello legionario gli Alpini della sezione di Roma quest’anno hanno desiderato festeggiare il loro Raduno 2025, il prossimo fine settimana 14 e 15 giugno, a San Gemini, città bellissima dalla storia millenaria, scrigno medievale intatto nella verde Umbria. Grazie all’ospitalità dell’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Luciano Clementella, dagli operatori commerciali, dalle associazioni locali, è nata una grande sinergia per trascorrere un fine settimana di festa popolare e di sano amor di Patria per passare insieme momenti di allegria.
La grande festa comincerà sabato 14 giugno alle 17 con l’alzabandiera presso il Monumento ai Caduti, a cui seguirà il corteo per le vie cittadine e alle 18 Santa Messa nella chiesa di San Francesco, al termine grande concerto policorale dei cori Alpini Ana Roma, Malga Roma e Marco Bigi di Viterbo. Domenica 15 alle 10.30 ammassamento dei partecipanti provenienti da ogni parte d’Italia, a seguire Onori ai Caduti e poi grande sfilata per le strade cittadine. Alle 16 spettacolo dei locali sbandieratori in piazza e chiusura con il concerto della Fanfara Alpina ‘Umberto Ricagno’. Due giorni di festa, di sana gioia e voglia di divertirsi. Viva l’Italia, viva gli Alpini.






