Covid e ‘nebbia mentale’: «Ci rimette l’attenzione»

Francesco Maria Lisci: «Un sintomo già registrato con patologie diverse ma nuovo per il Covid. Simile ad uno ‘stato sognante’»

Condividi questo articolo su

di A.T.

Si chiama ‘nebbia mentale’ ed è un sintomo piuttosto comune nelle persone che, risultate positive al Covid, una volta guarite iniziano ad accusarla. La parola più frequente per descrivere questo stato di annebbiamento è fatica. Fatica nel mantenere l’attenzione ed essere vigili, fatica nel ricordare un termine o un fatto avvenuto da poco, una lentezza generale che ricade sulle azioni quotidiane di una persona. La ‘nebbia cognitiva’ è tornata al centro degli studi scientifici in questo periodo di pandemia. Molti di coloro che sono risultati positivi al Covid, infatti, subito dopo il periodo di convalescenza continuano ad avere ‘strascichi’ del virus come, appunto, una sorta di stanchezza mentale.

SPECIALE COVID – UMBRIAON

«Una sorta di ‘stato sognante’»

Alla base della ‘nebbia cognitiva’ potrebbe esserci una sindrome infiammatoria generale che coinvolge molteplici sistemi del nostro organismo: «Andando ad interessare soprattutto due domini del nostro cervello: l’amigdala e l’ippocampo. Questo spiegherebbe, ad esempio, la maggiore difficoltà nel ricordare qualcosa – spiega Francesco Maria Lisci, neo laureato in medicina all’università Tor Vergata di Roma -. Questo sintomo non è specifico del Covid. Precedentemente si era riscontrato in altre malattie come il lupus o la mononucleosi. È come se le persone fosse costantemente in uno stato sognante, andando ad alterare soprattutto il livello d’attenzione». Questo sintomo non è nuovo alla medicina ma lo è quando se ne parla in relazione al Covid, un virus che, per quanto studiato negli ultimi mesi, resta ancora un terreno da esplorare. Nella maggior parte dei casi, comunque, la ‘nebbia cognitiva’ si dirada – o meglio, si risolve – in modo autonomo.

Condividi questo articolo su
Condividi questo articolo su

Ultimi 30 articoli