«Si tratta di un provvedimento necessario per garantire il rispetto degli impegni europei e il regolare avvio del prossimo anno scolastico. L’azione del governo è stata improntata alla collaborazione istituzionale e alla tutela della qualità del servizio scolastico». Parole del ministro dell’istruzione e del merito Giuseppe Valditara in seguito alla delibera del Consiglio dei Ministri con la quale vengono commissariate Umbria, Toscana, Emilia-Romagna e Sardegna sul dimensionamento scolastico.

Nel dettaglio si parla di mancato recepimento – si legge nel lancio delle agenzie – dei piani di dimensionamento della rete scolastica in vista del prossimo anno scolastico. «La decisione arriva dopo il mancato rispetto delle scadenze previste e coinvolge una riforma strategica inserita tra gli interventi del Pnrr, finalizzata ad adeguare l’organizzazione amministrativa delle scuole all’andamento della popolazione studentesca su base regionale».
Da Roma viene specificato che il «provvedimento non comporta la chiusura di plessi scolastici, ma riguarda esclusivamente la riorganizzazione amministrativa delle istituzioni scolastiche. Un passaggio necessario per garantire la continuità del sistema e rispettare gli impegni assunti dall’Italia con l’Unione europea, evitando il rischio di perdita delle risorse già assegnate».
Sulla legittimità della riforma «si è espressa più volte anche la Corte costituzionale, che in tre pronunce ha confermato la correttezza dell’azione governativa, sottolineando la necessità di una leale collaborazione tra Stato e Regioni. Analogamente, i ricorsi presentati dalle Regioni interessate sono stati respinti da tre sentenze del Tar e da sei pronunce del Consiglio di Stato, che hanno avallato l’impianto normativo della misura». In precedenza erano state concesse due proroghe. La partita è destinata a proseguire.

Poche ore e c’è la reazione della presidente della Regione, Stefania Proietti, e dell’assessore all’istruzione Fabio Barcaioli: «La lotta dell’Umbria contro il dimensionamento scolastico, arrivato oggi sul tavolo di Palazzo Chigi, si traduce nella decisione del Governo Meloni di commissariare la Regione e, con essa, la scuola pubblica. Dopo aver deliberato sette accorpamenti sui nove richiesti, la Regione si è fermata di fronte a un ricalcolo dei dati ministeriali che ha premiato altre Regioni con nuove autonomie senza riconoscere all’Umbria quelle cui aveva titolo, imponendo tagli che non abbiamo accettato perché ingiustificati e iniqui. In una regione con oltre 101 mila studenti e un territorio prevalentemente montano, dove la scuola è spesso l’unico presidio pubblico rimasto, la scelta è stata quella di non ridurre ulteriormente. Noi non tagliamo, e per questo veniamo commissariati».

Proietti e Barcaioli ricordano che «da oltre un anno chiediamo un confronto con il governo per avere spiegazioni sui numeri del dimensionamento, sui criteri applicati e sulla distribuzione delle autonomie scolastiche. Non abbiamo mai ricevuto risposta, ma solo pressioni. Nessun tavolo, nessuna disponibilità a discutere. L’unica convocazione arriva ora, non per chiarire, ma per commissariare. Le regioni convocate oggi a Roma, per lo stesso motivo, sono Emilia-Romagna, Sardegna, Toscana e Umbria, tutte amministrate dal centrosinistra. Nessuna Regione di destra subisce lo stesso trattamento. È evidente che si tratta di una scelta politica più che tecnica. Il governo giustifica l’operazione richiamando gli obiettivi del Pnrr, ma il Piano di ripresa e resilienza, sul dimensionamento, nasceva con l’ottica di riordinare il sistema scolastico, non certo quello di praticare tagli indiscriminati».
«La nostra battaglia – puntualizzano – contro il dimensionamento è un’importante questione di principio e di sostanza. Abbiamo appena attraversato un triennio segnato da tagli pesanti: meno docenti, meno personale Ata, una riduzione delle risorse per i servizi educativi 0-6 anni, meno dirigenti scolastici e meno dirigenti amministrativi. Un impoverimento progressivo che ha già inciso sulla qualità e sulla tenuta del sistema pubblico dell’istruzione. Ecco perché è necessario porre uno stop a questa politica e scongiurare l’avvio di un nuovo triennio in cui la scuola venga ulteriormente depotenziata. L’Italia è ultima in Europa per investimenti in istruzione con solo il 7,3% della spesa pubblica e il 3,9% del Pil. In questo quadro, il Governo non investe, ma riduce la presenza della scuola pubblica nei territori più fragili e aumenta il numero di studenti per classe nelle grandi città. L’Umbria viene colpita in modo particolarmente penalizzante ma non ci siamo piegati alla minaccia del commissariamento e ci siamo presentati davanti al ministro Giuseppe Valditara a testa alta, rivendicando il diritto dell’Umbria a non subire tagli ulteriori rispetto a quelli già imposti. Una posizione che continueremo a difendere sia sul piano giuridico, con il ricorso al presidente della Repubblica, sia su quello politico. Il futuro – concludono – della scuola merita questa battaglia».

Parole a cui replicano le opposizioni in una nota a firma dei consiglieri regionali Paola Agabiti, Eleonora Pace, Matteo Giambartolomei (Fratelli d’Italia), Donatella Tesei, Enrico Melasecche (Lega Umbria), Andrea Romizi, Laura Pernazza (Forza Italia) e Nilo Arcudi (Tp-Uc). «Sul commissariamento dell’Umbria per il dimensionamento scolastico – affermano gli esponenti del centrodestra in consiglio regionale – le giustificazioni della presidente Proietti e del Partito Democratico appaiono false e strumentali. Tentano invano di scaricare le responsabilità sul Governo solo per mascherare un’impostazione ideologica nella gestione di una materia amministrativa che avrebbe richiesto serietà, rispetto delle scadenze e assunzione di responsabilità».
«A differenza di ciò che sostiene la sinistra – spiegano le opposizioni – nessun istituto verrà chiuso. Il dimensionamento non compromette le autonomie scolastiche, ma riguarda esclusivamente la razionalizzazione delle dirigenze, come lo stesso Pd aveva ammesso in consiglio regionale. L’assessore Barcaioli non ha rispettato la scadenza prevista dalla legge nazionale e solo quando i termini erano ormai superati, ha tentato di comprimere l’iter. Il Governo ha anche concesso una proroga fino al 18 dicembre scorso per consentire alla Regione di adempiere agli obblighi di legge, ma la giunta ha scelto di ignorarla. Una gestione irresponsabile che ha portato inevitabilmente al commissariamento. Ricordiamo inoltre che il dimensionamento scolastico è stato introdotto nel 2022 dal ministro dell’Istruzione del Governo Draghi nell’ambito delle riforme legate al Pnrr».
«L’attuale Governo – proseguono i consiglieri di centrodestra – ha scelto invece la via della collaborazione istituzionale, concedendo strumenti e proroghe per permettere alle Regioni di rispettare la legge. Il Governo in questi anni ha inoltre stanziato ingenti risorse all’edilizia scolastica e bonus per le famiglie, oltre a deroghe mirate ai numeri minimi di studenti per classe, pensate per le zone del cratere, per garantire la formazione delle prime classi e contrastare lo spopolamento, oltre al rafforzamento delle risorse per docenti e personale Ata. C’è infine – concludono – un dato che smentisce definitivamente la narrazione della giunta e del Pd secondo la quale il Governo avrebbe voluto punire le regioni amministrate dalla sinistra: la quasi totalità dei dimensionamenti in Umbria ha interessato Comuni amministrati da centrodestra e civici, che oltretutto sono stati i più collaborativi con la Regione. Le bugie della sinistra vengono ancora una volta smentite dalla realtà dei fatti: se l’Umbria è arrivata al commissariamento, la responsabilità è solo dell’ignavia e dell’incapacità della giunta regionale».

«La residente Proietti e la sua giunta – è il pensiero del segretario regionale della Lega Umbria, Riccardo Augusto Marchetti – continuano a essere megafono di falsità e sono arrivati persino a denunciare inesistenti complotti politici col solo obiettivo di mascherare la loro inerzia amministrativa. Il commissariamento deliberato dal Consiglio dei Ministri per Umbria, Toscana, Emilia-Romagna e Sardegna non è una scelta politica, ma la logica conseguenza del rifiuto delle Regioni ad adempiere a un obbligo vincolante del Pnrr. Si tratta di una riorganizzazione amministrativa necessaria a non perdere risorse europee. Nessun istituto verrà chiuso: questa riforma si limita ad adeguare la rete scolastica al calo demografico, scongiurando le chiusure dei plessi. La Corte Costituzionale ne ha confermato la legittimità in tre sentenze, Tar e Consiglio di Stato hanno respinto i ricorsi. Nonostante le proroghe concesse – prosegue Marchetti – il 30 novembre e 18 dicembre, la sinistra ha scelto la strada dell’ostruzionismo. È necessario ribadire che sono sempre stati contrari all’autonomia differenziata, pertanto dovrebbero essere consapevoli che schierarsi contro l’autonomia significa conseguentemente dover accettare e recepire a livello regionale le scelte nazionali. Non si può invocare l’autonomia solo per fare battaglie contro il centrodestra e poi protestare quando il centralismo, che difendono, impone un adempimento obbligatorio. Ipocrisia pura. Proietti e Barcaioli inoltre hanno accusato il Governo di voler penalizzare le regioni di sinistra: siccome il male è sempre negli occhi di chi guarda, è logico pensare che, se fossero stati al Governo, avrebbero compiuto scelte col solo obiettivo di ‘punire’ Regioni di centrodestra. Nel nostro caso, invece, la questione è ben diversa: Valditara ha garantito leale collaborazione a tutte le Regioni, tutelato qualità e continuità scolastica, rispettato gli impegni UE e assicurato l’avvio regolare dell’anno scolastico. Un ottimo lavoro di responsabilità verso studenti, famiglie e territori. La Proietti la smetta di denigrare e collabori per il bene dell’Umbria. La Lega lavora per un’Italia efficiente, mentre la sinistra resta aggrappata alle bugie».

«L’Umbria oggi è una Regione ferma – attacca Civitas Umbria -. Sanità allo sbando, ciclo dei rifiuti bloccato, scuola trascinata nel caos. Settori strategici paralizzati da una giunta che ha scelto l’ideologia e la propaganda al posto della responsabilità amministrativa. Sul dimensionamento scolastico la giunta racconta l’ennesima mistificazione ai cittadini. Nessuna scuola viene chiusa, nessuna autonomia didattica viene cancellata, si tratta esclusivamente di una razionalizzazione delle dirigenze prevista nel quadro più ampio delle riforme promosse con il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). La legge è chiara, così come le scadenze. Ma la Regione ha deliberatamente scelto di non rispettarle, ignorando perfino la proroga concessa fino al 18 dicembre. Il commissariamento è quindi la conseguenza inevitabile di una politica irresponsabile che rischia di compromettere l’assegnazione e l’utilizzo delle risorse destinate all’istruzione, oltre a mettere a rischio la continuità del servizio scolastico e la qualità dell’offerta educativa. La giunta regionale – prosegue Civitas Umbria – ha preferito lo scontro ideologico, ha bloccato tutto e oggi grida allo scandalo per nascondere le proprie colpe. Lo stesso copione si ripete nella sanità, dove i cittadini sono costretti a convivere con liste d’attesa infinite e una totale assenza di programmazione, e nel ciclo dei rifiuti, bloccato appena insediata la giunta e ancora senza decisioni concrete. Un immobilismo che non è casuale, ma il frutto di una politica incapace di governare e di assumersi responsabilità».

La vede in modo diverso Luca Simonetti, capogruppo del M5s in consiglio regionale: «Il centrodestra umbro – afferma – festeggia mentre il Governo commissaria l’Umbria sulla scuola. Festeggia per dei tagli, perché di questo si tratta, anche se qualcuno prova a raccontarla come una semplice questione tecnica. La si fa passare per una bocciatura amministrativa, ma è una scelta politica precisa. L’Umbria ha rifiutato un nuovo giro di ridimensionamenti che avrebbero svuotato ancora di più i territori più fragili, soprattutto quelli montani, dove la scuola è spesso l’unico presidio pubblico rimasto. Qui la scuola non è una voce di bilancio. È ciò che tiene in piedi i paesi, le famiglie, la vita quotidiana. Dove chiude una scuola – prosegue Simonetti – non arriva sviluppo, non arrivano servizi, non arriva futuro. Arriva solo l’abbandono. Invece di difendere la propria regione, il centrodestra preferisce applaudire decisioni calate dall’alto, accettando che Roma decida cosa può restare aperto e cosa no, come se questa terra fosse un problema da correggere e non una comunità da proteggere. Non c’è stato un confronto serio sui criteri, non c’è stato un vero dialogo sui numeri reali, non c’è stata una valutazione sull’impatto sociale. C’è stata un’imposizione. Questa non è una questione tecnica ma una scelta di campo. La scuola pubblica non si punisce, si difende».

I segretari regionali del Partito Democratico di Umbria (Damiano Barnardini), Emilia Romagna (Luigi Tosiani), Toscana (Emiliano Fossi) e Sardegna (Silvio Loi) parlano di «un atto di estrema gravità che rappresenta una forzatura istituzionale senza precedenti e un colpo diretto all’autonomia delle Regioni e alla scuola pubblica. Il dimensionamento scolastico non può essere imposto dall’alto né ridotto a un freddo esercizio ragionieristico. Si tratta di decisioni che incidono profondamente sull’equità del sistema educativo, sul diritto allo studio e sulla qualità dell’offerta formativa, soprattutto nei territori più fragili del Paese. L’approccio scelto dal Governo è centralistico e autoritario, incapace di riconoscere la complessità e la diversità dei contesti regionali, e totalmente sordo alle istanze avanzate dalle comunità locali. Applicare parametri numerici rigidi – proseguono i quattro segretari regionali del Pd – significa ignorare le specificità geografiche, sociali e demografiche di molte aree: territori montani, isole, aree interne e comuni di piccole dimensioni, dove la dispersione abitativa e le difficoltà infrastrutturali rendono la scuola uno dei presidi pubblici essenziali per garantire coesione sociale e prospettive di futuro. In questi contesti, la concentrazione degli istituti e l’affidamento di più scuole a un unico dirigente determinano un sovraccarico gestionale e una minore presenza stabile, con effetti particolarmente negativi proprio nelle realtà più complesse. Invece di una forzatura burocratica, sarebbe stato necessario aprire un confronto politico e istituzionale serio con le Regioni e con gli enti locali, nel pieno rispetto delle autonomie e delle responsabilità condivise sancite dalla Costituzione. Le amministrazioni territoriali hanno più volte evidenziato le peculiarità dei propri contesti e chiesto criteri più flessibili; il Governo ha risposto con un irrigidimento che rischia di produrre danni strutturali e duraturi. In molte aree interne – spiegano i segretari Dem di Umbria, Emilia Romagna, Toscana e Sardegna – la scuola rappresenta spesso l’ultimo presidio pubblico rimasto: indebolirla o allontanarla significa aumentare le disuguaglianze, penalizzare studenti e famiglie e accelerare processi di spopolamento già drammatici. È una scelta che va nella direzione opposta rispetto agli obiettivi dichiarati di coesione territoriale e sviluppo. C’è infine un nodo politico che non può essere ignorato: la decisione di commissariare quattro Regioni guidate dal centrosinistra assume il sapore di una contrapposizione istituzionale e alimenta un clima di conflitto che non giova né alla scuola né al Paese. Il richiamo al Pnrr non può diventare un alibi per comprimere il confronto democratico e cancellare il ruolo delle autonomie».






