di Maria Luce Schillaci
Si terrà venerdì 17 aprile la presentazione del libro ‘Tagliate male. Donne e eroina: lo stigma nella moderna narrazione italiana’ della sociologa e saggista Anna Paola Lacatena. L’iniziativa, in programma presso la Casa delle Donne, è organizzata dalla S.I.Pa.D. Umbria (Società italiana Patologie da Dipendenza Umbria presieduta da Valeria Morbiducci, in collaborazione con l’Associazione Terni Donne. Titolo dell’evento, ‘Rammendi dell’anima’. La presidente SipaD introdurrà il mondo della tossicodipendenza al femminile nella sua fragilità e vulnerabilità, con l’ausilio di interventi su proposte locali in ottica di genere. Paola Gigante, referente dell’associazione Terni Donne, e Simona Schiavoni, responsabile CAV Libere Tutte, dialogheranno con l’autrice Lacatena
«L’Istituto Europeo per l’Uguaglianza di Genere (EIGE) – spiega Valeria Morbiducci – definisce l’integrazione del genere, meglio nota come Gender Mainstreaming,’ considerazione sistematica delle differenze tra le condizioni, le situazioni e le esigenze delle donne e degli uomini in tutte le politiche e azioni a beneficio delle donne e degli uomini, una strategia sistematica per raggiungere l’uguaglianza’. Gli interventi efficaci nel campo dei farmaci devono tenere conto delle differenze tra donne e uomini, al fine di fornire una comprensione accurata dei loro bisogni e su questo basare politiche ed interventi. La tossicodipendenza nelle donne – aggiunge – è un fenomeno complesso e in evoluzione, caratterizzato da dinamiche diverse rispetto agli uomini, troppo spesso sottovalutate e stigmatizzate.
Le donne affette da patologia da dipendenza che accedono ai Servizi specialistici per richiedere un percorso di cura rappresentano circa il 15% dell’utenza totale, evidenziando una maggiore difficoltà a chiedere aiuto e/o una maggiore difficoltà di accesso ai servizi. Le donne iniziano ad utilizzare le sostanze stupefacenti maggiormente per autocura, per gestire stress, ansia, disturbi psicologici, piuttosto che gestire disturbi post traumatici, in quanto molto spesso presentano storie familiari caratterizzati da abusi, violenze domestiche, molto frequentemente sono vittime di violenza di genere anche da parte del partner molto spesso anch’egli consumatore dipendente».
L’autrice nel suo libro traccia un preciso excursus storico della diffusione dell’eroina nella società italiana, per poi riportare molti articoli delle principali testate giornalistiche degli anni 70 e 80 dove viene messo in risalto il diverso atteggiamento dell’intera società italiana nei confronti delle donne eroinomani, il loro essere tossicodipendenti veniva trattato con toni particolarmente negativi e scandalistici. L’autrice inoltre affronta il problema del duplice stigma sofferto dalle donne tossicodipendenti, quello derivato dalla patologia a cui si aggiunge quello legato alla loro femminilità, nel loro essere donne e madri, attraverso una palpitante serie di interviste dirette con protagoniste di concrete esperienze di uso di sostanza stupefacenti. Nel libro viene esaminata la differenza di genere nell’approccio all’eroina sia dal punto di vista psicologico sia fisico, e sono messe in rilievo le diverse e molto più pesanti problematiche derivate a carico delle donne nel loro percorso di tossicodipendenza e poi di recupero.
«I Rammendi .- spiegano gli organizzatori – sono le cure, l’amore, la resilienza e la forza che dedichiamo a noi stessi e agli altri per guarire le ferite interiori. Non si tratta di cancellare le cicatrici, ma di integrarle, di farle diventare parte della nostra storia, simboli di superamento e di crescita. Sono i gesti delicati che ricompongono i pezzi, che ridanno forma e colore a ciò che sembrava perduto. Le donne vulnerabili. Donne che hanno vissuto violenze, abusi, abbandoni, discriminazioni. Donne le cui anime sono state profondamente ferite. Le loro storie sono spesso segnate dal silenzio, dalla vergogna e dalla paura. Ma dietro questa vulnerabilità spesso si nasconde una grande forza, una capacità di sopportazione e di resilienza. Donne che hanno trovato la forza di rialzarsi, di rammendare le proprie anime strappate».






