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Home » E il coronavirus finisce nella versione di latino

E il coronavirus finisce nella versione di latino

di Redattore
27 Febbraio 2020
in Coronavirus, Cultura, In evidenza
Tempo di lettura: 3 minuti di lettura
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Sorpresa e curiosità per i 14 studenti della seconda classe del liceo classico internazionale Plinio il Giovane di Città di Castello (PG) quando tra i compiti del registro elettronico è comparsa una versione in latino sul coronavirus: l’idea di parlare – e razionalizzare – dell’emergenza del momento attraverso una lingua antica è venuta Paolo Venturini, docente di Latino.

«Altro che lingue morte»

«Il mondo greco e romano è particolarmente ferrato sull’argomento, dato che ha dovuto attraversare e sopravvivere a pandemie ricorrenti e terribili. In realtà ho solo voluto sfatare, giocando sulla sorpresa che avrebbe provocato, il luogo comune delle lingue antiche come lingue morte, sottolineandone la capacità di esprimere anche il presente. Di per sé la versione descrive sommariamente i caratteri con cui si sta manifestando il coronavirus. I ragazzi hanno compreso la duttilità di uno strumento, forse datato ma che conserva tutta la forza comunicativa di quando era la lingua ufficiale dell’Impero romano, praticamente l’inglese di oggi». La sorpresa è riuscita, stando all’incredulità dei commenti con cui gli studenti hanno reagito al testo comparso sul registro elettronico e all’impegno con cui la classe ha riposto alla consegna. Il testo è tratto da una testata online.

Il testo

Virus coronarium iamdiu Sinenses ciuitates ac incolas adfecit: intra fines Sinenses enim LXX milia hominum morbo infecti sunt atque milia duo perierunt, qui numerus nondum decrescit immoque auctus est. Plaga attamen ut diximus non modo Sinenses incolas, sed etiam multarum nationum afficit: antea modo Boreoamerica, Canada aliaeque inficiebantur, nunc uero Italia ac Austrocorea damnum summum acceperunt. Austrocoreani nam ciues D morbo attinguntur, quorum nullus adhuc perisse existimatur; in secundis inter Italicos fines iam XL homines uiro inficiuntur atque duo senes modo interierunt, quorum iam pulmones male uersabant. Metus autem ubique diffunditur ac morbi propagines in nationibus XXVI monstrantur.

La traduzione

Il Cornonavirus già da tempo ha colpito città e abitanti della Cina. All’interno del territorio cinese infatti 70mila uomini sono stati colpiti dal morbo e 2000 sono morti, un numero che non decresce ancora, anzi è aumentato. La malattia tuttavia, come abbiamo detto, non solo colpisce gli abitanti della Cina ma anche quelli di molte nazioni: prima solo il NordAmerica, il Canada e altre nazioni erano colpite ma ora anche l’Italia e la Corea del Sud hanno subito un grandissimo danno. Infatti 500 cittadini sudcoreani sono colpiti della malattia dei quali si ritiene che ancora nessuno sia morto. In secondo luogo nel territorio italiano già 40 uomini sono colpiti dal virus e solo due anziani sono morti, i cui polmoni erano già in cattive condizione di salute. Per il resto la paura si diffonde ovunque e i contagi del morbo si mostrano in 26 nazioni.

«Bella operazione culturale»

«Operazione culturale interessante che sprona i giovani a variare gli strumenti con cui guardare il mondo in linea con l’interesse del liceo classico per tutto quanto sia umano, citando una suggestiva e citatissima massima di Terenzio. Affrontare l’attualità estrema del Coronavirus con le parole di una lingua che nessuno parla più è un modo per esercitare l’elasticità mentale e non avere paura di spingere la mente oltre i limiti», questo il commento dell’assessore ai servizi educativi del comune Rossella Cestini. «Molto importante aiutare gli studenti a pensare in ogni direzione temporale – ha commentato la dirigente del polo liceale Eva Bambagiotti – evitando di essere intrappolati dal presente sempre in linea di internet. C’è la contemporaneità che i giovani stanno vivendo e c’è il passato dal quale proviene la nostra identità culturale e storica».

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