In occasione della ricorrenza dell’Immacolata, presso la chiesa della Madonna delle Grazie a Macenano (Ferentillo), situata sotto la strada Valnerina nel tratto Macenano-Sambucheto, la comunità parrocchiale si riunirà per partecipare alle ore 18 alla santa messa e, successivamente, al momento conviviale presso il ristorante Tre Archi.

«Tradizione sentita dagli abitanti di questa frazione che annovera anche Sambucheto e Terria – afferma lo storico locale Carlo Favetti -. Per l’Immacolata le donne di Macenano già hanno preparato i pampepati, la nocellata su foglie di alloro, mostaccioli e la tradizionale tortella che in Valnerina è ovunque una tradizione e assume diversi nomi come strudel, artorta, rocciata e così via. Questo dolce addirittura si fa risalire al periodo dei longobardi per la somiglianza al corno potorio (strumento musicale di richiamo delle tribù in tempo di guerra o di pace). Si va dalla gastronomia – continua Favetti – alle usanze del mondo contadino come la macellazione del maiale e tutti i riti della cantina: mettere sotto sale le carni, insaccare il sanguinaccio, mettere le salsicce ad essiccare sui travicelli di legno o nei barattoli sott’olio. Particolare cura riguarda il pregiato vino che in queste zone si fa ancora artigianalmente. Per gli amici, poi, una bottiglietta di olio nuovo non manca mai in regalo. Ma andiamo a scoprire il gioiellino dell’edificio religioso dove avverrà l’incontro spirituale».
«La chiesetta delle Grazie – spiega Favetti – oggetto di molti interventi di recupero, fu edificata su una preesistente edicola e ampliata grazie ai fondi raccolti da un comitato di cittadini di Macenano emigrati a Trenton (USA). Sempre officiata sia da sante messe che da momenti di preghiera comunitaria come il santo rosario nel mese di maggio. L’effige della Madonna delle Grazie è posta al centro della parete, in un finto tempietto di stucco marmorizzato. La Vergine indossa una tunica paonazza e un manto azzurro che la copre dalla testa; una stella sul petto. Tiene in braccio il Bambino Gesù che indossa una tunica azzurra e con la mano destra in atto di benedire. Sullo sfondo due angeli in volo che porgono la corona tra altre quattro teste cherubiche. Il dipinto, di recente restaurato, si mostra in tutta la sua dolcezza e originalità. Dall’espressione sia della madre che del figlio – conclude lo storico ferentillese – l’opera si può attribuire ai classici madonnari operanti in Valnerina dalla fine del XVI al XVIII secolo. Lo stile è senza dubbio umbro, riscontrato anche in altri dipinti realizzati a Santa Maria di Caso e a Sant’Anatolia di Marco, a San Claudio di Serravalle e nel sellanese».







