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Home » «Puoi morire senza soffrire. Ti dico come». Arrestato 18enne per il caso-Prospero

«Puoi morire senza soffrire. Ti dico come». Arrestato 18enne per il caso-Prospero

Perugia - Ai domiciliari un ragazzo di Roma a seguito delle indagini della polizia sulla scomparsa dello studente 19enne di Lanciano

di Fabio Toni
18 Marzo 2025
in Cronaca
Tempo di lettura: 4 minuti di lettura
Via del Prospetto - Andrea Prospero

Via del Prospetto - Andrea Prospero

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Svolta nelle indagini sulla morte di Andrea Prospero, il 19enne originario di Lanciano (Chieti) trovato senza vita lo scorso 29 gennaio in un b&b di via del Prospetto a Perugia. Lunedì mattina la polizia di Stato di Perugia ha eseguito un’ordinanza di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari, emessa dal gip di Perugia nei confronti di un 18enne residente a Roma, ritenuto responsabile del reato di istigazione o aiuto al suicidio ai danni dello studente universitario, al primo anno di Informatica.

Secondo gli investigatori sarebbe stato il giovane conosciuto in rete – da poco maggiorenne, incensurato e appartenente ad un contesto familiare definito assolutamente normale – di fronte alle confidenze di Prospero rispetto alle sue ansie e insofferenze per la vita universitaria, a incoraggiarlo a togliersi la vita, consigliandogli il modo più indolore per compiere il gesto. Un altro giovane originario della Campania è invece indagato per la cessione dei medicinali oppiacei che avrebbero provocato la morte dello studente abruzzese.

La conferenza stampa

È stata un’indagine «molto complessa», come l’ha definita in una nota il procuratore della Repubblica di Perugia, Raffaele Cantone (che lunedì ha tenuto anche una conferenza stampa), dopo la scoperta del corpo del 19enne e i dubbi dei familiari sul suicidio, alla luce del ritrovamento nell’appartamento di alcuni blister, anche vuoti, di farmaci oppiacei, di un pc portatile, cinque telefoni cellulari e 46 sim-card.

La squadra Mobile e la polizia Postale di Perugia hanno quindi concentrato l’attività investigativa «sull’analisi degli apparati telefonici e informatici in uso al 19enne, delle celle agganciate, dei tabulati delle conversazioni e delle comunicazioni che quest’ultimo aveva avuto in alcune chat o canali di cui era un attivo utilizzatore. Gran parte degli strumenti informatici erano dotati di password e nessun documento conteneva elementi per svelare i dati di accesso, ma grazie alla particolare competenza della polizia giudiziaria delegata è stato possibile accedere agli strumenti informatici ed assumere da essi informazioni fondamentali per ricostruire i rapporti che il giovane intratteneva con altre persone e soprattutto per comprendere come sia avvenuta la morte».

«È emerso così – prosegue la procura di Perugia – che la vittima, molto attenta alla propria privacy sia nella vita reale che in rete, aveva rapporti con vari interlocutori in rete e soprattutto ne aveva stretto uno maggiormente confidenziale con un interlocutore, al quale aveva confidato i suoi problemi e il pensiero di togliersi la vita».

«L’esame particolarmente approfondito dei contatti con questo soggetto, che utilizza più di un nick name – ha riferito il procuratore Cantone – , ha consentito di accertare che il 19enne aveva chiesto al suo amico virtuale consigli in merito alla scelta del mezzo più idoneo, più indolore per compiere quel gesto estremo, venendo più volte incitato e incoraggiato dall’indagato a farlo. Le chat estrapolate dal lavoro certosino della polizia, particolarmente esplicite nella loro drammaticità, hanno fornito elementi gravemente indiziari sul fatto che possa essere stato proprio il suo interlocutore virtuale a confortare la scelta del 19enne, di compiere il gesto attraverso l’ingestione di farmaci, incoraggiandolo e rassicurandolo anche sul fatto che utilizzando gli oppiacei, non avrebbe sentito nessun dolore ma piacere».

«A quel punto la vittima – proseguono gli inquirenti -, dopo essersi informata con alcuni contatti Telegram sulle modalità di acquisto e spedizione, era riuscita ad acquistare il farmaco da un altro utente della chat, facendosi spedire il tutto in un locker inpost (punto di ritiro e giacenza pacchi). Il 19enne il 24 gennaio si era quindi recato presso I’appartamento da lui preso in affitto, in via del Prospetto, dove nella stanza virtuale e attraverso un colloquio intercorso su una piattaforma informatica proprio nella fase immediatamente precedente l’ingestione dei farmaci, aveva manifestato all’amico di non aver il coraggio di compiere il gesto, chiedendogli quindi un ulteriore incoraggiamento, ricevuto dall’indagato, che gli aveva fatto superare la paura inducendolo a ingerire i farmaci e a togliersi la vita».

Nella chat estrapolata dalle forze di polizia vi è un ulteriore particolare drammatico e crudo: «L’interlocutore dello studente, avuta notizia da questi che i farmaci erano stati assunti, anziché chiamare i soccorsi, si preoccupava soltanto dei possibili rischi di poter essere identificato a seguito del ritrovamento del cellulare». La misura nei suoi confronti – ha spiegato sempre la procura di Perugia – è stata emessa non solo ritenendo il pericolo di reiterazione di reati della stessa indole, essendo il soggetto molto presente in rete e partecipe di molti gruppi e canali social di cui fanno parte spesso giovanissimi, ma anche un grave e concreto pericolo di inquinamento delle prove. Lunedì il 18enne di Roma è stato sottoposto a perquisizione, al termine della quale sono stati sequestrati tre apparecchi cellulari che aveva in uso».


Il lancio

C’è un arresto per la morte del 19enne Andrea Prospero, lo studente originario di Lanciano (Chieti) trovato senza vita lo scorso 29 gennaio in un bed and breakfast di via del Prospetto, nel centro storico di Perugia. A renderlo noto è la procura diretta da Raffaele Cantone. L’ordinanza cautelare eseguita lunedì mattina – arresti domiciliari – riguarda un giovane della provincia di Roma per l’ipotesi di ‘istigazione o aiuto al suicidio’.

Da quanto emerso, il 19enne abruzzese – trovato senza vita nell’abitazione che aveva affittato a pochi passi dallo studentato dove alloggiava dopo essersi scritto a settembre al primo anno di informatica  – si era tolto la vita assumendo una quantità letale di barbiturici.

Nella stanza del tragico ritrovamento, oltre al suo personal computer, c’erano vari telefoni, decine di schede Sim e due carte di credito. Materiale che, analizzato dagli inquirenti unitamente ai contenuti di due gruppi Telegram a cui il 19enne era iscritto, ha restituito il quadro di un giovane finito in un ‘giro’ di hacker già prima del suo arrivo a Perugia.

In una conferenza stampa che si è tenuta lunedì mattina presso la questura di Perugia, sono stati diffusi ulteriori dettagli sulla vicenda.

 


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