di Giovanni Cardarello
Il 2025 è stato un anno a due velocità per la cultura e l’intrattenimento in Umbria. Un anno il cui bilancio oscilla tra una minore affluenza di pubblico e la capacità del settore di rinnovarsi e resistere sul territorio. I numeri del Rapporto Siae, ripresi dal Messaggero Umbria oggi in edicola, parlano chiaro: i 3,5 milioni di spettatori complessivi segnano un calo del 6,2% (pari a oltre 234 mila ingressi persi). Questa contrazione ha inevitabilmente alleggerito i botteghini, con una perdita netta che sfiora il milione di euro.
Ma questo rallentamento non ha colpito tutti i settori allo stesso modo, mostrando un’Umbria culturale capace di reinventarsi e di fare perno sulle sue eccellenze storiche.
Il boom del teatro e il primato nazionale del jazz
La vera sorpresa dell’anno è il teatro. A fronte di un’offerta di spettacoli pressoché stabile, il comparto è cresciuto del 7,9% sia in termini di pubblico sia di spesa, confermandosi come uno dei segmenti più vitali e dinamici della regione e portando l’incasso complessivo a 5,8 milioni di euro.
Accanto alla prosa, l’Umbria riafferma la sua identità profonda legata al jazz. Da Perugia a Orvieto, la regione si conferma una vera e propria isola felice per questo genere musicale. Nel jazz, l’Umbria registra la spesa media per spettatore e l’introito medio per spettacolo più alto d’Italia (rispettivamente 37,89 euro e oltre 11 mila euro).
Con 161 spettacoli totali, la terra di Umbria Jazz si posiziona come il territorio in cui questo genere concentra relativamente più valore economico a livello nazionale.
Cinema ‘salvato’ dal Natale, soffre la notte
Il cinema si conferma uno dei pilastri insostituibili dello spettacolo umbro con poco più di un milione di biglietti staccati. Nonostante una partecipazione stabile su base annuale, la spesa è cresciuta sopra il 5%, toccando i 7,7 milioni di euro complessivi.
A fare la differenza è stata una fortissima stagionalità: se l’estate ha perso terreno (-33% a giugno), dicembre ha registrato un vero e proprio boom grazie ai grandi film natalizi (come l’effetto traino di Checco Zalone), segnando un +31,8% di pubblico e un +54,2% di spesa in un solo mese (pari a 1,725 milioni di euro).
Note dolenti arrivano invece dalla musica live e dall’intrattenimento notturno. I concerti dal vivo hanno visto più che dimezzare gli spettatori a luglio rispetto al 2024 (-113.907 presenze), un dato che ha fortemente zavorrato il bilancio annuale del settore nonostante i recuperi registrati nei mesi invernali. La musica live resta comunque il secondo indotto della regione con 8,574 milioni di euro di spesa.
Al primo posto della classifica degli incassi resistono discoteche e sale da ballo con ben 13,8 milioni di euro, pur avendo perso il 24,2% degli ingressi e l’11% della spesa rispetto all’anno precedente.
Fiere e mostre: un finale d’anno col segno più
In netta crescita il comparto delle fiere, che segna uno dei balzi più marcati dell’anno: i visitatori sono passati da 121 mila a oltre 190 mila (+57,2%), con una spesa superiore a 1,49 milioni di euro (+17,2%) grazie soprattutto agli appuntamenti concentrati a ottobre e a un dicembre da primato (quasi 50 mila ingressi).
Positivo anche il bilancio delle mostre, trainate nel finale d’anno dall’esposizione itinerante dedicata a Mimmo Paladino che ha toccato Perugia, Spoleto e Gubbio.
Un plauso, infine, va alle amministrazioni locali: mentre nel resto d’Italia i locali attivi e gli organizzatori sono in calo, in Umbria la capillarità dello spettacolo tiene e cresce proprio grazie all’impegno dei Comuni.
Sport: meno eventi ma cresce la spesa. Volley e calcio i motori
Un discorso a parte merita il quadro emerso sempre dai dati SIAE 2025 per lo sport umbro, un settore che viaggia su un binario opposto rispetto alla cultura e allo spettacolo: meno eventi e meno spettatori, ma una spesa in crescita.
Nonostante una contrazione del 19,6% degli eventi proposti (216 appuntamenti in meno) e un leggero calo del pubblico (-2,6%, per un totale di 417.716 spettatori), la spesa degli utenti è cresciuta del 2,2%, superando i 3,5 milioni di euro Un segno che il pubblico umbro tende a concentrarsi maggiormente sui grandi eventi, trainato soprattutto dagli “altri sport” a fronte di un calcio che ha visto scendere i propri incassi del 2%.
Nonostante ciò, l’Umbria fatica a scalare le classifiche nazionali, restando nelle retrovie (16ª per appuntamenti, 17ª per pubblico e spesa).
Il calcio rimane la principale base di partecipazione con i tre poli storici a fare da traino: Perugia (77 mila spettatori nell’ultima stagione), Ternana (oltre 58 mila) e Gubbio (circa 25 mila). Ma il vero motore d’eccellenza nei settori diversi dal calcio è la pallavolo. Le sole realtà della Sir e della Bartoccini Perugia garantiscono insieme un bacino di quasi 100 mila spettatori.
I Block Devils hanno registrato quasi 74 mila presenze nelle gare casalinghe (con il picco di oltre 27 mila ai play-off, miglior dato del campionato), mentre le Black Angels hanno chiuso la stagione di A1 femminile con una media di 1.740 spettatori a partita.
Nota dolente sui biglietti: negli sport diversi dal calcio la spesa media in Umbria resta molto bassa, tra i 7 e gli 8 euro (quart’ultimo dato d’Italia), contro una media nazionale di 12,23 euro






