di Fra.Tor.
«Non è la morte che ci uccide ma la vita, quando non ha memoria». Con questo pensiero torna anche quest’anno ‘La città degli immortali’, la passeggiata teatrale ideata e interpretata da Stefano de Majo che da otto anni anima il cimitero comunale di Terni in occasione delle festività dedicate ai defunti. L’appuntamento è per sabato 1° novembre alle 10.30, con il sostegno del Comune di Terni, di Teatro Acciaio e dell’Associazione Claudio Conti.
La rappresentazione, che non si è mai fermata neppure durante la pandemia, è diventata ormai una tradizione cittadina. Una performance in bilico tra storia, memoria e poesia, capace di trasformare il camposanto in un vero e proprio teatro a cielo aperto, in cui la voce di de Majo guida il pubblico in un percorso tra arte, ricordi e identità collettiva. Il cammino parte dal colonnato d’ingresso, opera dell’architetto Poletti, e attraversa il cimitero monumentale, toccando le tombe di personaggi celebri e figure popolari, accomunati dall’aver lasciato un segno nella vita della città. Tra i nomi evocati, Borzacchini e Liberati, Cassian Bon, fondatore dell’acciaieria, il professor Donatelli, luminare della cardiologia, i musicisti Briccialdi, Casagrande ed Endrigo, e ancora imprenditori, scrittori, eroi di guerra e operai che hanno fatto la storia di Terni.
Un viaggio che intreccia memoria e riconoscenza, arricchito dai versi e dai racconti che de Majo dedica anche ai protagonisti più umili e folkloristici: Ausilia, Hashish, Melone il trombettiere della Ternana, Maurizietto. Figure che, come sottolinea l’attore, «continuano a vivere nella memoria collettiva, perché questo non è il luogo dei morti, ma la città degli immortali». L’edizione 2025 vede la collaborazione con l’Associazione Claudio Conti, impegnata da anni nel mantenere viva la memoria di Claudio, scomparso a soli 25 anni, attraverso progetti di solidarietà e cultura in Africa e a Terni. Una sinergia che si rinnova dopo l’esperienza di Un soffio d’amore, dedicata a Marco Collazzoni. «Sarà un modo originale ma sentito di tornare alle nostre radici – conclude de Majo – e scoprire quanta vita risuoni dentro il nostro cimitero, che non è mica la città dei morti: qui vivono gli immortali».






