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Home » Teatro Turreno: «Non siamo un bancomat»

Teatro Turreno: «Non siamo un bancomat»

di Lucina Paternesi
13 Marzo 2018
in Apertura 5, Attualità
Tempo di lettura: 3 minuti di lettura
Il teatro Turreno

Il teatro Turreno

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Il consiglio regionale dell’Umbria ha approvato la delibera di giunta con cui si recepisce la donazione, da parte della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, del teatro Turreno a Regione e Comune di Perugia.

La Regione, proprietaria di un terzo dell’immobile del valore di 2,9 milioni di euro, dona la sua parte direttamente al Comune e metterà a disposizione risorse per la riqualificazione che toccano la cifra di 3 milioni di euro, in cambio dell’uso gratuito dell’immobile per eventi o convegni di interesse regionale per almeno due giornate l’anno, più quattro giornate di possibile utilizzo a tariffa agevolata. Condizioni, queste, che non hanno convinto i consiglieri del M5s che hanno deciso di astenersi dal voto – passato con il consenso di 15 consiglieri – perché non hanno ritenuto l’accordo soddisfacente per l’ente regionale rispetto a quanto sia sbilanciato in favore del Comune di Perugia.

Accordo sbilanciato Poco convinto dell’accordo con il Comune anche il consigliere regionale Claudio Ricci, per il quale «bisognerebbe ampliare almeno fino a 10-15 giorni l’anno la disponibilità per iniziative a carattere regionale, per promuovere attività che arrivano dalla programmazione stessa della Regione. Inoltre il progetto deve non solo ospitare eventi e incontri ma deve avere un utilizzo dinamico, includendo spazi museali, allestimenti teatrali e attività di servizi informativi e generali, cioè divenga la vera anima della città per molte ore della giornata». Convinti, invece, che sarebbe «stata più giusta una forma di gestione diretta e pubblica» sono invece i consiglieri 5 stelle Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari.

Il progetto di recupero, come aveva già spiegato l’assessore Antonio Bartolini, sarà finanziato con fondi comunitari, regionali e comunali e porterà a ridare nuovo lustro all’intera area nel cuore del centro storico. Nell’immobile, che ospiterà manifestazioni culturali e concertistiche, ma anche convegni e incontri, saranno circa mille i posti disponibili e la gestione sarà assegnata tramite bando pubblico. «Un luogo simbolo di Perugia e uno spazio culturale da rilanciare – ha spiegato il consigliere Pd Andrea Smacchi, relatore dell’atto – nella consapevolezza dell’importanza strategica della struttura per una ripresa non solo culturale ma anche economica. Le risorse reperite nel percorso di co-progettazione con Agenda urbana ammontano a circa 3 milioni di euro, oltre alle risorse che metterà a disposizione il Comune di Perugia».

Risorse che per il momento, però, non ci sono, come non ha mancato di sottolineare la presidente Catiuscia Marini. «La funzione della Regione è strategica – ha detto -, ci siamo fatti carico di un tema che è essenzialmente di competenza del Comune ma abbiamo pensato possa svolgere una funzione positiva a carattere regionale, con funzioni di tipo congressuale anche perché non c’è un vero spazio equivalente di proprietà pubblica. Ad oggi ci aspettiamo dal Comune di Perugia che svolga la funzione strategica, non certo il fatto che abbiamo messo 3 milioni e poi si discute per anni della destinazione, cosa non più permessa perché ci vuole una rendicontazione intermedia al 31 dicembre. Qualcuno ha da ridire che le risorse che la Regione stanzia sono soldi ‘dovuti’ alla città di Perugia, ma a questi dico che la Regione non è un bancomat, fa programmazione strategica e sceglie le priorità».

Stoccate che non cadono nel vuoto, ma hanno un indirizzo ben preciso: palazzo dei Priori. «Non ci siamo mai posti il tema se l’amministrazione comunale sia di destra o di sinistra, contrariamente a quanto alcuni dicono. Potevamo scegliere due comuni e concentrare una massa di risorse su zone di alta problematicità, invece c’è da riconoscere il lavoro di programmazione che è stato fatto. Ma i comuni hanno fin qui rendicontato meno dell’8% delle risorse impiegate. Vanno a velocità molto ridotta, se non ferma. Noi programmiamo, accompagniamo i comuni, ci sono città dove il nostro impegno è centrale e siamo trattati con sufficienza, per di più senza vedere seri atti consequenziali. Sono molto preoccupata delle risorse che abbiamo impegnato senza che nulla sia stato ancora certificato. Sono tre anni che discutiamo del Turreno, sul mercato coperto ci sono risorse che rischiano di non essere rendicontate, con la parte edilizia chiusa ma quella strategica non ancora. Ci sono risorse della Regione ma se almeno la metà al 31 dicembre non sarà stata impegnata, sapremo di chi sono le responsabilità».

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