di S.F.
Le spese di accoglienza residenziali per due sorelle – nate rispettivamente nel 1997 e 1998 – dal 2013 al 2015. C’è questo fatto dietro ad una vicenda che, a distanza di anni, vede la propria conclusione con il pagamento del Comune di Terni nei confronti dell’associazione ‘Comunità Papa Giovanni XXIII’ di Rimini. Di mezzo anche un’ingiunzione di pagamento.

Una storia particolare che si è sviluppata dai primi anni ’00. Le due sorelle, fino all’età di 12 anni, avevano la residenza anagrafica a Terni. Il tribunale dei minorenni stabilì la collocazione per le due presso una casa famiglia ad Assisi in mano alla ‘Comunità Papa Giovanni XXIII’, dopodiché nel 2010 c’è stato il ‘trasferimento’ della residenza anagrafica nel territorio assisano. Ed ecco il coinvolgimento dell’amministrazione ternana.
Sì, perché «tenuto conto del fatto che le minori risultavano residenti nel proprio territorio al momento dell’inserimento in struttura (rispettivamente anno 1997 e 1998), ha provveduto al pagamento della retta di accoglienza delle stesse alla ‘Comunità Papa Giovanni XXIII’» fino al compimento dei 18 anni (tra il 2015 e il 2016). Da qui una serie di fatture che palazzo Spada ha liquidato nel dicembre 2015. Il problema è altro.

Peccato che poco prima la Comunità avesse chiesto al tribunale di Rimini di ingiungere al Comune il pagamento delle fatture riguardanti il periodo 2013-2015. L’atto è stato poi notificato a palazzo Spada il 14 novembre del 2016. All’epoca il Comune rispose subito per far presente che tutte le fatture erano state liquidate, «ad eccezione di quelle relative al periodo marzo-settembre 2016, queste ultime pari all’importo complessivo di 9.774 euro». In più una serie di incongruenze e dubbi. Alla curiosa vicenda si aggiunge – siamo nel 2022 – la richiesta della Comunità di ammissione alla massa passiva del dissesto per ben 202 mila euro per le rette di ricovero di minori.
«Le ulteriori fatture indicate nell’istanza sono stare tutte rifiutate dall’ente in quanto riferite al ricovero di persone maggiorenni, il cui costo, pertanto,non può essere posto a carico del Comune di Terni», specifico all’epoca l’ente. Con rifiuto conseguenziale dell’Organo straordinario di liquidazione per l’ammissione. Ma per la vicenda delle fatture 2013-2015 la Comunità aveva ragione, come ha ammesso la stessa amministrazione.
La Comunità ha infatti diffidato l’ente lo scorso 1° aprile per far presente che le fatture «non risultano pagate nonostante l’atto di liquidazione». Risposta positiva di palazzo Spada: «A seguito di un controllo, con riferimento alle fatture, non ha fatto seguito l’emissione del mandato di pagamento». Questo il vulnus dell’iter. Dunque, tra importi ed interessi maturati, ora il Comune dà l’ok ad un esborso di 12.057 euro. A risolvere l’inghippo e firmare è la dirigente al welfare Donatella Accardo.






