Un decreto ingiuntivo dal valore di 104.785 euro. Questo il tema di scontro oggetto di una sentenza del tribunale di Terni depositata lo scorso 29 dicembre, con il coinvolgimento di diverse società: il giudice lo ha revocato per una questione legata agli estratti conto.

La parte opposta in queste circostanze deve provare la propria pretesa ed il fulcro della vicenda è questo. Sì, perché è necessario «produrre tutti gli estratti conto del rapporto dall’origine fino alla conclusione, operando la norma di cui all’articolo 50 Tub (testo unico bancario, ndr) esclusivamente nel procedimento monitorio», si legge nella sentenza. E la «produzione parziale degli estratti del conto determina l’azzeramento del primo saldo documentato, stante l’inadempimento dell’onere probatorio gravante sulla banca». La storia si è sviluppata dal contratto di apertura di credito stipulato nella primavera del 2017.
In mancanza di prova di un saldo diverso, il cliente «beneficia, comunque, dell’azzeramento del saldo di partenza del primo estratto conto disponibile», viene specificato. Di mezzo anche i vuoti documentali intermedi. C’è anche altro oltre alla revoca del decreto ingiuntivo. Il giudice ha infatti certificato in sentenza che il saldo del conto corrente in questione «era a credito a favore del correntista» per una cifra di 65.982 euro. In questo modo è stato accertato l’effettivo dare/avere delle parti. A difendere l’opponente al decreto ci ha pensato l’avvocato ternano Debora Castellani.






