Una lunga sequela di aggressioni fisiche, botte, minacce, insulti. Andate avanti con cadenza quasi quotidiana dall’ottobre del 2023 al luglio del 2025, quando l’autorità giudiziaria di Terni aveva disposto il divieto di avvicinamento alla moglie con applicazione del braccialetto elettronico.
Ora, quelle stesse violenze – qualificate in maltrattamenti e, in un episodio, anche in ‘rapina’ – sono sfociate nel giudizio di primo grado nei confronti dell’accusato, un 30enne originario di Narni e residente a Terni, condannato mercoledì a quattro anni di reclusione e mille euro di multa. La sentenza è stata emessa dal gup Barbara Di Giovannantonio con le modalità del rito abbreviato.
Il contesto di partenza è quello di un abuso di sostanze stupefacenti da parte del soggetto che, senza remore, avrebbe reso maledetta la vita della moglie 23enne. Schiaffi, pugni e calci al minimo dissapore – con ecchimosi, lesioni, un dolore fisico ma soprattutto umano e psicologico – ma anche pedinamenti, sceneggiate sul posto di lavoro e in mezzo alla strada.
Pure minacce di morte, portate in un caso con un coltello da cucina brandito in camera da letto, danneggiamenti, violenze compiute anche per ottenere i soldi con cui comprare la droga. Tanto che in un episodio – era il giugno del 2025 quando aveva afferrato la giovane per i capelli trascinandola a terra, per poi rubarle 80 euro che aveva in borsa – si era reso protagonista di una rapina ‘familiare’ ma non per questo meno grave o preoccupante. Ora la sentenza, che probabilmente verrà appellata ma che rappresenta un passaggio sostanziale.






