«Una misura innovativa per regolamentare l’attività dei riders, i lavoratori che effettuano consegne a domicilio, un settore cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi anni insieme all’uso delle piattaforme digitali». Su proposta degli assessori al commercio Stefania Renzi e allo sviluppo economico Sergio Cardinali, l’amministrazione comunale di Terni ha inserito nel Regolamento di polizia urbana un nuovo articolo, il 65 Bis, che introduce l’obbligo per i riders di dotarsi di un tesserino identificativo.
Il documento, rilasciato dal Comune o da un soggetto incaricato, dovrà essere richiesto tramite una domanda formale. «Durante l’attività di consegna – spiega una nota di palazzo Spada – il tesserino dovrà essere esposto in modo ben visibile sia al momento del ritiro dei prodotti presso l’esercente sia durante la consegna al cliente finale, ed esibito in caso di controlli. Sarà inoltre dotato di caratteristiche tecniche tali da consentire la verifica di autenticità ed evitare il rischio di contraffazioni».
«Nella domanda – prosegue ancora la nota del Comune di Terni – i riders dovranno autodichiarare i propri dati personali e fiscali, dimostrare di essere in regola con la notifica ai fini della registrazione sanitaria per il trasporto di alimenti e bevande, e indicarne la data di presentazione. Dovranno inoltre allegare due fototessere (una sarà apposta sul tesserino), la copia di un documento di identità valido e, per i cittadini extra UE, anche il permesso di soggiorno o analoga documentazione. Sarà obbligatoria – si legge – anche la documentazione che attesti un rapporto contrattuale o di collaborazione con una piattaforma di delivery. Il rilascio comporterà il pagamento di 20 euro per le spese di predisposizione e produzione del tesserino».
«Gli esercenti – bar, ristoranti, negozi, artigiani e imprese agricole – potranno rifiutare la consegna qualora il rider non sia in possesso del tesserino. La giunta – spiega ancora la nota – si riserva inoltre la possibilità di adottare ulteriori disposizioni procedurali o di dettaglio. Le violazioni, se non costituiscono reato o illecito amministrativo, saranno punite con una sanzione pecuniaria da 80 a 480 euro».
«Siamo i primi in Italia a introdurre una regolamentazione del genere – sottolinea l’assessore Cardinali – che tutela i lavoratori e i consumatori. È una concreta operazione di trasparenza in un settore spesso lasciato alla spontaneità, che in alcuni casi sfocia in fenomeni di vessazione. Ora trasmetteremo il deliberato al Ministero della Salute e alla Regione per eventuali osservazioni. La nostra attività è inedita e richiede alcuni tempi prima di diventare pienamente operativa».






