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Home » Regioni, Marini: «Andare oltre il Pil»

Regioni, Marini: «Andare oltre il Pil»

di Francesca Torricelli
12 Febbraio 2016
in Attualità, Dal territorio, Economia, Politica
Tempo di lettura: 3 minuti di lettura
Catiuscia Marini a Bruxelles

Catiuscia Marini a Bruxelles

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Alla base del parere ‘Indicatori per lo sviluppo territoriale. Oltre il Pil’, approvato giovedì a Bruxelles dal Comitato delle Regioni d’Europa, di cui è stata relatrice la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, l’obiettivo di misurare meglio i progressi sociali, non limitandosi all’uso esclusivo del Prodotto interno lordo (Pil). Anzi, andare oltre, per poter definire, con maggiore aderenza alla realtà di un dato territorio, il suo reale sviluppo economico. Criteri aggiuntivi e complementari al Pil potrebbero essere, secondo il parere, quelli in grado di rilevare gli aspetti ambientali ed energetici dei vari Paesi, i tassi di occupazione e disoccupazione, oppure i dati relativi alla produttività, agli investimenti in ricerca e innovazione, o ancora lo stato dell’inclusione sociale in riferimento al numero di persone a rischio povertà e la distribuzione del reddito.

Catiuscia Marini
Catiuscia Marini

Approccio multidimensionale La presidente Marini, illustrando il parere, ha sostenuto la necessità di un approccio multidimensionale per misurare la qualità della vita. «La sfida politica generale è quella di definire un metodo più appropriato e universale di misurare il progresso che comprenda gli aspetti economici, sociali e ambientali. Ritengo opportuno sottolineare che per prendere le decisioni giuste è infatti necessario conoscere e capire che ciò che misuriamo ha effetti su ciò che facciamo. Vi è infatti uno stretto legame tra misurazione, percezione e azione, le scelte politiche vanno prese con lungimiranza, sulla base di valori sociali ampiamente condivisi». Riferito all’Umbria, «significherebbe poter contare su quote maggiori di fondi europei da destinare per esempio all’innovazione, all’internazionalizzazione delle imprese, all’export. Oppure, per ciò che riguarda le politiche per il lavoro, avere misure che siano in grado di favorire il riassorbimento o la prima occupazione di lavoratori con alta qualificazione o specializzazione».

La posizione delle Regioni Catiuscia Marini si è quindi detta convinta che «l’assegnazione dei fondi strutturali, compreso il fondo di coesione nel prossimo periodo finanziario pluriannuale, non debba basarsi unicamente sul Pil pro capite. Ecco perché il Comitato delle Regioni d’Europa ha deciso di esprimersi con un parere d’iniziativa su questo tema, proprio per definire la posizione delle Regioni e delle autorità locali europee, anticipando l’inserimento di questo tema nel dibattito sulla futura politica di coesione post 2020 e per chiedere formalmente alla Commissione Europea di esprimersi a tale proposito».

Corina Cretu Un’iniziativa che ha incontrato il favore della commissaria alle politiche regionali, Corina Cretu, intervenuta ai lavori e che, nel corso del suo intervento sulle nuove politiche di coesione dell’Unione Europea, che devono mettere al centro sempre di più i territori e le realtà regionali, grazie a un partenariato più concreto, ha espressamente fatto riferimento «al positivo lavoro di Catiuscia Marini che con il parere approvato oggi chiede di valutare la necessità di assumere nuovi criteri per la distribuzione delle risorse comunitarie, non limitandosi, come avviene ora, all’utilizzo del solo Pil pro capite».

Il parere Nel merito, il parere discusso giovedì, prevede che «vengano utilizzati metodi complementari al Pil che ne salvaguardano l’importanza, ma tengono conto della realtà a più dimensioni, includendo aspetti economici (produttività, innovazione ed esportazioni), il lavoro (tassi di occupazione e di disoccupazione), aspetti ambientali (intensità energetica dell’economia, quota di energia rinnovabile, emissioni di CO2) e l’inclusione sociale (numero di persone a rischio di povertà o esclusione sociale e distribuzione del reddito)».

Le richieste Le Regioni europee chiedono che, seguendo l’approccio territoriale allo sviluppo tipico delle politiche di coesione dell’Unione Europea, «vengano riconosciute la presenza di bisogni e obiettivi differenziati nei diversi territori, perché anche gli obiettivi generali europei vanno calati nei diversi contesti territoriali. In questo senso, il parere della CdR chiede che la commissione provveda a una regionalizzazione degli obiettivi della strategia ‘Europa 2020’, sinora fortemente improntata a un approccio ‘dall’alto’, che non tiene sufficientemente conto delle situazioni specifiche a livello locale e regionale». A tal fine, le Regioni europee chiedono alla Commissione Europea e all’Eurostat di «fissare un calendario per coinvolgere gli Enti locali e regionali nel processo di definizione degli obiettivi e fornire le statistiche regionali necessarie per definire, attuare, monitorare e valutare la strategia ‘Europa 2020’ rinnovata, stabilendo obiettivi differenziati in funzione del territorio».

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