Gli arresti risalgono allo scorso 21 maggio – era di giovedì – quando due soggetti originari del Napoletano, indiziati di aver compiuto nella giornata stessa una truffa in Toscana, erano stati fermati dalla polizia Stradale di Orvieto lungo l’autostrada A1, mentre stavano rientrando in Campania.
Dopo le formalità e gli accertamenti di rito, i due – un 31enne e un 22enne, entrambi di nazionalità italiana – erano stati arrestati sulla base di quanto ricostruito dalle forze dell’ordine, ovvero che sarebbero stati proprio loro a truffare una 89enne residente in un capoluogo di provincia della Toscana.
Secondo quanto appreso, l’anziana era stata contattata al telefono da un soggetto che le aveva spiegato che il figlio era rimasto implicato in una rapina ai danni di una gioielleria. Ma se la donna avesse messo a disposizione i propri gioielli, sarebbe stato semplice riscontrare – mostrandoli al gioielliere rapinato – se gli stessi erano refurtiva o, di contro, accertare la totale estraneità del figlio ai fatti. Fatti, chiaramente, tutti inventati per aggirare la signora.
Messe le mani sul bottino – ma qualcuno aveva fatto caso al loro numero di targa – i due erano fuggiti in direzione sud, lungo l’A1. Fino a quando la Stradale orvietana non li ha ‘stoppati’ e arrestati, peraltro recuperando l’intera refurtiva (quella vera).
Gli arresti sono stati poi convalidati dal gip di Terni, Barbara Di Giovannantonio, che ha applicato ad entrambi la misura degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. A difenderli c’è l’avvocato Carlo Maione del Foro di Napoli, con la collega Rita Petricca del Foro di Terni intervenuta all’udienza di convalida. Le indagini ora proseguono per ricostruire eventuali contatti dei due sul territorio-teatro della truffa e accertare nel dettaglio il loro modus operandi.






