Martedì 10 febbraio Perugia ha accolto due bambini palestinesi provenienti dalla Striscia di Gaza, bisognosi di cure oncologiche, insieme alle loro famiglie. L’azienda ospedaliera di Perugia li ha presi in carico fin dall’arrivo, «garantendo assistenza immediata già dalle prime cure affidate ai sanitari del 118». I piccoli pazienti sono stati seguiti dal dottor Francesco Arcioni e dall’équipe di oncoematologia pediatrica del Santa Maria della Misericordia, «che ha assicurato un’accoglienza improntata alla massima professionalità e attenzione anche sul piano umano». Le famiglie sono ospitate nella struttura Chianelli.
Nel pomeriggio l’assessore regionale alla Pace, Fabio Barcaioli, si è recato in ospedale per fare visita ai bambini e ai loro familiari. La visita rientra nel quadro del sostegno della Regione Umbria che sta accompagnando l’intero percorso di accoglienza e cura, in raccordo con le strutture sanitarie. L’arrivo dei due piccoli, come quello di altri bambini accolti in diverse strutture italiane, si inserisce nella missione MedEvac coordinata dal dipartimento della Protezione civile e dal ministero degli affari esteri. Il trasferimento in Italia è stato possibile grazie a un finanziamento del ministero degli esteri che ha consentito l’evacuazione sanitaria da un territorio dove l’accesso alle cure resta gravemente compromesso.
«Questi bambini arrivano da un luogo, ormai lontano dai riflettori, dove il genocidio del popolo palestinese continua a mietere vittime», sottolinea Barcaioli. «A Gaza si muore sotto le bombe e si muore anche per il freddo, per la fame e per l’impossibilità di ricevere cure mediche. Di fronte a questo abbiamo il dovere di agire e di non voltarci dall’altra parte. Auspico che questi bambini possano rimettersi presto e trovare qui le condizioni per costruire il proprio futuro: dalla nostra Regione continueranno a ricevere il pieno sostegno».
L’assessore richiama anche il contesto internazionale: «Mentre si accolgono bambini in gravi condizioni, assistiamo all’ordine imposto dal governo di Benjamin Netanyahu a Medici senza frontiere di interrompere tutte le attività a Gaza, visto il rifiuto dell’ong di consegnare l’elenco dei propri operatori palestinesi al fine di tutelarli. Al tempo stesso continuano i raid: dal 10 ottobre, data di avvio della tregua, sono state uccise centinaia di persone, portando il bilancio complessivo della guerra a oltre 71 mila vittime. Da quando è stato dichiarato il cessate il fuoco, purtroppo, la situazione sul terreno non è cambiata ed è fondamentale che l’attenzione mediatica resti viva e che la comunità internazionale non dimentichi chi soffre».
Il direttore generale dell’azienda ospedaliera, Antonio D’Urso, evidenzia come «le famiglie arrivate siano estremamente provate e una delle mamme abbia dovuto affrontare il ricovero del proprio bambino insieme all’altro figlio, poiché il padre non ha ottenuto il permesso di lasciare Gaza. Questo rende il nostro ruolo molto più ampio del semplice supporto medico: ci troviamo a offrire un sostegno completo, che abbraccia sia le esigenze cliniche dei bambini sia l’accompagnamento delle famiglie in un momento così difficile. Confidiamo che, con le cure necessarie, possano presto tornare a una vita normale».
Sul piano sanitario, il dottor Arcioni spiega che «i due bambini sono in condizioni cliniche discrete e quindi in grado di sostenere le terapie mediche fin da subito. Abbiamo immediatamente attivato gli esami diagnostici per valutare lo stato generale così da avviare prontamente le cure e ridurre al minimo i tempi di degenza. Siamo confidenti di restituirli al più presto alle loro famiglie».
Un commento è arrivato anche dalla presidente della Regione Umbria, impegnata a Milano per appuntamenti istituzionali: «Accogliere questi piccoli pazienti e le loro famiglie significa confermare quanto la sanità pubblica umbra sia un punto di riferimento per chi ha bisogno di cure e sostegno. Qui vogliamo che possano sentirsi protetti, ascoltati e accompagnati in ogni passo del loro percorso terapeutico. L’Umbria ha sempre cercato di essere una terra di accoglienza e oggi, come in passato, ci impegniamo a offrire un ambiente sicuro e professionale, dove la cura e la solidarietà vanno di pari passo».






