di Giovanni Cardarello
Il dramma quotidiano dei pendolari umbri approda in seconda commissione, ma invece di una risposta unitaria della politica, ne esce un muro contro muro. Al termine di una seduta accesa, presieduta da Letizia Michelini (Pd), è stata approvata la proposta di risoluzione della maggioranza (Pd, Alleanza Verdi-Sinistra, Movimento 5 Stelle, Civici), mentre è stata rispedita al mittente quella presentata dal centrodestra (primo firmatario l’ex assessore Enrico Melasecche). Al centro del dibattito, le criticità croniche del servizio ferroviario regionale e interregionale, aggravate dai cantieri Pnrr e dai continui disservizi sulla ‘linea lenta’.
Un fronte comune contro i disservizi: la strategia della maggioranza
La risoluzione approvata in commissione non è un semplice atto formale, ma un mandato politico netto alla giunta per alzare i toni nei confronti dei giganti della mobilità ferroviaria. L’obiettivo è rompere l’isolamento dell’Umbria attraverso la richiesta pressante di un tavolo di confronto permanente che veda seduti la presenza del ministero delle Infrastrutture, Regioni Umbria e Lazio, comitati dei pendolari e associazioni di categoria.
Il cuore del documento punta a risolvere il paradosso dei treni umbri: mentre si attende la fine dei cantieri Pnrr nel 2026, la quotidianità è fatta di convogli obsoleti e ritardi sulla ‘linea lenta’. Per questo, la maggioranza chiede di battere i pugni sul tavolo con Trenitalia per ottenere tempi certi sulla consegna dei nuovi treni (ordinati ormai nel 2018) e con Rfi per ridiscutere l’accesso dei regionali alla ‘direttissima’, una soluzione che permetterebbe di saltare gli imbuti di traffico che oggi paralizzano il servizio.
Non mancano le tutele dirette per chi viaggia: la risoluzione impegna l’esecutivo regionale a pretendere maggiore trasparenza nelle comunicazioni e, soprattutto, a introdurre meccanismi di indennizzo automatico per gli abbonati. Un approccio condiviso dall’assessore Francesco De Rebotti, che ha espresso senza mezzi termini la sua insoddisfazione per le risposte finora fornite dalle aziende ferroviarie, giudicate insufficienti per gestire una fase di emergenza che non può più essere affrontata solo con soluzioni ‘tampone’.
Lo scontro politico: «Narrazioni diverse e sgarbi istituzionali»
Se il tema è comune, la visione politica è diametralmente opposta. La minoranza ha reagito con durezza alla bocciatura del proprio documento, che proponeva un’analisi più tecnica e legata alla eredità della precedente legislatura, includendo punti come il raddoppio della Campello-Spoleto, la stazione aeroporto a Collestrada e il rilancio della Fcu. Enrico Melasecche (Lega) ha punzecchiato la maggioranza: «La situazione è peggiorata nel 2025 e la vostra narrazione non è corretta. Il nostro documento è più completo e ripercorre la cronistoria dei fatti». Melasecche ha poi invitato la Regione a non presentarsi ai tavoli nazionali «col cappello in mano».
Ancora più dura Laura Pernazza (Forza Italia), che ha parlato apertamente di «sgarbo istituzionale. Non aver cercato un testo condiviso – ha detto – dimostra che l’unico obiettivo è l’attacco politico al Governo centrale. Sono amareggiata da questo modus operandi». Anche Nilo Arcudi (Umbria Civica) ha stigmatizzato la chiusura della maggioranza come un errore strategico su un tema che riguarda migliaia di cittadini.
La replica della maggioranza: «Serve concretezza immediata»
Dall’altra parte, Letizia Michelini (Pd) ha difeso la scelta della linea separata: «Vogliamo dare forza all’assessore per raggiungere obiettivi immediati. Il nostro documento è ampio e sollecita tutte le istituzioni». Le ha fatto eco Cristian Betti (Pd), che ha chiamato in causa direttamente il livello nazionale: «Il Governo deve farsi carico delle problematiche; lo stesso ministro Salvini aveva preso impegni precisi».
Cosa resta sul tavolo
La partita si sposta ora in aula. Da un lato la maggioranza punta tutto sul pressing verso il ministero e Trenitalia per ottenere risarcimenti e nuovi convogli; dall’altro l’opposizione rivendica la validità dei progetti strutturali avviati negli anni scorsi. Nel mezzo restano i pendolari – tra i disagi della Orte-Roma e l’attesa per la Fcu – spettatori esasperati di una politica che, anche davanti a un binario unico, fatica a trovare una direzione comune.






