di Gianni Giardinieri
Stefano Bandecchi, lunedì pomeriggio ai microfoni di Tele Radio Galileo, è stato chiarissimo: «So che ci sono state due offerte per il marchio e oggi sono alla pari, avendo entrambe offerto 127 mila euro».
Due soggetti quindi, per il sindaco di Terni, pronti a darsi battaglia a colpi di rilanci (5 mila euro ciascuno). Un offerente è senz’altro il proprietario di Unicusano, l’altro, a meno di clamorosi colpi di scena, dovrebbe essere riconducibile all’associazione ‘La Ternana siamo noi’. Che vinca il migliore, ci verrebbe da dire. Senonché sul sito web del gestore dell’asta, la società gobid.it, di offerte se ne conta soltanto una.
Nell’apposito riquadro che aggiorna i termini dell’asta, infatti, insieme al countdown della stessa (si chiude inderogabilmente giovedì 16 luglio alle ore 15) e alla comunicazione di aver raggiunto il ‘prezzo di riserva’, cioè il prezzo minimo che autorizza la vendita pari a 127 mila euro, il numero ‘1’ compare con tanto di icona verde accanto alla diciture ‘offerte’.
Una sola offerta quindi? Così sembrerebbe, ma è possibile che ci sia sfuggito qualche passaggio tecnico. Certamente, se non un mistero, un potenziale equivoco o, nella più benevola delle ipotesi, una formulazione non chiara. E pensare invece che in ordine al dettaglio del ‘prezzo totale’, la piattaforma di aggiudicazione dell’asta per il marchio della fallita ‘Ternana Calcio 1925’ abbonda in informazioni: il totale dovuto al momento è di 172.264 euro, comprensivo dei 127 mila euro dell’offerta a cui vanno aggiunte varie voci, tra cui il compenso per il banditore, pari al 10% dell’offerta, e 1.500 euro di oneri di gestione. Il tutto più Iva (al 22%).
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