Si chiama, non certo a caso, ‘Festa delle mille culture’ e per Attigliano – in provincia di Terni, meno di duemila abitanti, quasi 400 dei quali stranieri – è ormai l’appuntamento fisso di ogni estate. Per ribadire che «quando si vuole – dice uno degli immigrati – ogni nuovo arrivato può trovare il suo posto, a patto di rispettare le regole e di trovare un ambiente disposto all’accoglienza».

L’integrazione Che non significa ‘beneficenza’, come spiega il sindaco, Daniele Nicchi (al secondo mandato: nel 2012 alla guida della sua lista civica – indicata come di centro destra – ha ottenuto il 61,1 % dei voti): «Le persone che vivono ad Attigliano sanno di poter contare sulla vicinanza dell’amministrazione, ma sanno anche che questo non può significare esserne a carico. Tanto che la maggioranza di loro lavora a Roma o in altre realtà relativamente vicine e comunque ben collegate (l’A1 e la ferrovia Roma-Firenze; ndr), mentre qui i servizi, ai quali contribuiscono anche loro, sono più facilmente ottenibili».
Indolore L’integrazione dei cittadini immigrati, peraltro, «è avvenuta e avviene – spiega il sindaco – in maniera assolutamente indolore. Di sicuro ha contribuito la mentalità dei cittadini di Attigliano, naturalmente tolleranti, ma è stato anche merito di chi è arrivato e arriva, con comportamenti che hanno favorito un’accoglienza quasi naturale. Certo, la situazione va monitorata costantemente e con attenzione, ma direi che possiamo essere, tutti, soddisfatti».
Multietnico Attigliano, comunque, rappresenta un caso decisamente interessante: il 20% della popolazione residente è di origine straniera e le quasi 400 persone immigrate provengono da 44 Paesi diversi del mondo. «Noi ‘indigeni’ – dice Nicchi – ma anche i cittadini arrivati da lontano (175 provengono da diversi Paesi africani; ndr) lo consideriamo un elemento di ricchezza. Qui da noi, per esempio nella scuola di mio figlio, è normale che in una classe ci siano dieci ragazzi di Attigliano e cinque di etnie diverse. Questi ragazzi cresceranno imparando l’uno dall’altro oltre che dagli insegnanti».
La festa E così, per la festa di San Lorenzo Martire, sabato sera il centro del paese è tornato a colorarsi, ad ascoltare musiche e assaporare cibi che ne hanno fatto un autentico caleidoscopio di culture e tradizioni di – mai termini furono più azzeccati – mezzo mondo. Grazie anche alla collaborazione tra l’amministrazione comunale e l’associazione ‘Africani attiglianesi’: «Un momento molto bello – spiegano – perché permette di consolidare un rapporto che, seppur in forma discreta perché gli adulti tendono a ‘fare comunità’ con i rispettivi connazionali, si consolida sempre di più grazie alle amicizie che nascono tra i più giovani e che sono decisive».
La solidarietà Soprattutto perché la parola ‘solidarietà’ non si confonde mai con ‘assistenza’: «Capita, a volte – dice il sindaco Nicchi – che una famiglia con un bimbo piccolo debba spostarsi per una visita medica a Terni o in qualche altra località e, se sprovvisti di auto, il Comune si organizza mettendo a disposizione la macchina di servizio e nessuno ci trova niente di strano». Tutto semplice: sarà per questo che poi fanno la festa. E se la godono pure.






