Riceviamo e pubblichiamo una nota dell’Osapp, l’Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria
Non c’è pace per le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria in servizio presso la Casa Circondariale di Terni. Dopo aver fronteggiato con coraggio e sacrificio una violenta rivolta interna, le cui ferite operative e psicologiche sono ancora aperte, il personale riceve oggi un ‘premio’ paradossale: la revoca totale di ogni diritto al riposo e allo studio.
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Con un ordine di servizio datato 28 febbraio, il comandante del reparto ha disposto, dal 2 all’8 marzo, la cancellazione di congedi ordinari, riposi compensativi e persino dei permessi studio. Una decisione che l’Osapp definisce una ‘dichiarazione di resa gestionale’.
Siamo di fronte all’ennesima dimostrazione di incapacità di governo del personale. Invece di supportare i colleghi che hanno garantito la tenuta dello Stato durante i recenti eventi critici, l’attuale gestione sceglie la via più breve e punitiva: colpire i diritti soggettivi dei lavoratori per tappare i buchi di una programmazione fallimentare. La sicurezza non si ottiene spremendo il personale fino allo sfinimento, ma con una guida autorevole e competente, che qui sembra mancare del tutto.
L’Osap denuncia con forza un clima di profonda umiliazione professionale. Il sindacato ha già provveduto a informare ufficialmente il provveditore regionale e il vice capo del personale, dott. Augusto Zaccariello, chiedendo un’ispezione ministeriale immediata.
I punti della protesta. Gestione post-rivolta: Il personale è esausto e necessita di recupero psico-fisico, non di ulteriori carichi di lavoro derivanti da una gestione miope. Incapacità di vertice: La revoca dei riposi è il segnale plastico di un Comando che ha perso il controllo della programmazione dei servizi. Richiesta di cambio di rotta: L’Osapp ritiene non più procrastinabile una valutazione sulla permanenza del vertice del comando di Terni, chiedendo un cambio di leadership per ripristinare dignità e sicurezza.
Non accetteremo che i poliziotti di Terni diventino il capro espiatorio dell’inefficienza altrui. Chiediamo che l’amministrazione superiore intervenga subito per revocare un provvedimento che calpesta la dignità del Corpo e mette a rischio il benessere di chi serve lo Stato in prima linea.






