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Home » Carsulae, quelle pietre raccontano una storia

Carsulae, quelle pietre raccontano una storia

di Francesca Torricelli
28 Marzo 2015
in Attualità, Cultura
Tempo di lettura: 2 minuti di lettura
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di Fra. Tor.

Calare la realtà storica in quella naturalistica. È questo l’obiettivo del nuovo progetto di ricerca ‘Approccio multidisciplinare al sito archeologico di Carsulae, ai fini della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, paesaggistico e ambientale’. Un progetto interamente finanziato dalla fondazione Carit, sostenuto e promosso dal Comune di San Gemini, con il contributo della Soprintendenza per i beni archeologici dell’Umbria.

Una visione innovativa «Questo nuovo progetto di studi nasce dalla consapevolezza di una visione innovativa della ricerca scientifica nel campo archeologico, mirata alla sperimentazione di studi di archeologia territoriale», ha illustrato Federico Varazi, della direzione scientifica del Geolab, che coordina il progetto di ricerca scientifica. «Gli studi sono finalizzati sia al sito che all’insieme delle emergenze paesaggistiche e ambientali che lo contengono, preferendo l’utilizzo di nuove tecnologie investigative e di monitoraggio, allo scavo invasivo e irreversibile».

L’iter dello studio si svilupperà su tre momenti: «Il primo, ovviamente, coincide con la presentazione di oggi», ha aggiunto Varazi. «Il secondo consisterà in una tre giorni – 22, 23, 24 maggio 2015 – di incontri per le scuole e il pubblico, con esperti e ricercatori presso il parco archeologico di Carsulae. In collaborazione con la cooperativa Actl e la cooperativa Alis, con la supervisione dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, dell’università di Camerino – scuola di scienze e tecnologie e della direzione scientifica del Geolab. Il terzo, quello conclusivo, si terrà a giugno 2015. In esso saranno presentati i risultati della ricerca ‘Nuove prospettive per la tutela e valorizzazione del sito archeologico di Carsulae’».

Il sito archeologico Carsulae, che risale alla fine del III secolo avanti Cristo, «fu, infatti, abbandonata, qualche secolo dopo, forse anche in seguito a fenomeni naturali, oggi oggetto di studio», è intervenuta la dottoressa Cristina De Angelis, per la Soprintendenza per i beni archeologici dell’Umbria. «Il sito archeologico, nonostante le dimensioni, è ancora quasi completamente sepolto sotto alcuni metri di terreno: si considera che la parte esposta, oggi visitabile, è meno del 20% di quello che si può immaginare».

Un quadro completo Con la campagna di scavi, ancora in corso nel sito archeologico, «stiamo cercando di indagare nella parte abitativa e commerciale della città; grazie agli studi geologici, invece, cercheremo di capire com’era l’area ancor prima della civilizzazione, a livello naturalistico. In modo da avere un quadro completo dell’evoluzione, calare la realtà storica in quella naturalistica e acquisire come l’uomo sia intervenuto in una realtà completamente diversa da quella che vediamo noi oggi».

LE PAROLE DEL SINDACO DI SAN GEMINI: IL VIDEO

Il Comune Il sindaco di San Gemini, Leonardo Grimani, ritiene «altamente qualificante la realizzazione di un progetto di così alta levatura scientifica e culturale. Il comune di San Gemini considera primario il rapporto con il sito archeologico di Carsulae, che rappresenta un’evidenza storico-artistica di primo piano. L’amministrazione, «da anni, persegue la valorizzazione di tale sito anche in un’ottica di promozione e valorizzazione del nostro territorio. L’asse dell’antica Via Flaminia è un punto di partenza fondamentale per ogni ipotesi di sviluppo turistico e culturale del territorio e per progetti unitari con tutta l’area interessata dall’antica strada consolare».

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