di Giovanni Cardarello
L’esperienza di Tommaso Montanari alla Dakar 2026 si conferma come quella della definitiva consacrazione del pilota di Terni nell’élite dei rally-raid mondiali. Il ‘dakariano’, nato nella città dell’acciaio, alla sua quarta partecipazione, ha chiuso la prima settimana di gara con risultati davvero straordinari. Giunti al giro di boa di Riyadh, infatti, la scalata è stata costante, frutto di una grande sapienza tecnica e di una gestione impeccabile dello stress. Vediamola nei dettagli.
La Husqvarna 450 Rally Factory, più di una semplice moto
Per capire come Tommaso Montanari stia scalando le classifiche, bisogna partire dalla sua moto, la Husqvarna 450 Rally Factory Replica del Team Solarys Racing. Non è un mezzo comune, ma, come si legge su diversi siti specializzati «un capolavoro di ingegneria pensato per l’estremo». Una moto che deve essere «leggera come una libellula per non affondare nella sabbia, ma robusta come un carro armato per resistere a impatti e vibrazioni per ore». Il vero segreto di questa agilità è il peso, soli 140 kg. Un peso che permette al pilota di Terni letteralmente di ‘danzare’ sulle creste delle dune. E nonostante questa leggerezza, la moto nasconde una riserva incredibile di energia.
I serbatoi della Husqvarna 450 Rally Factory Replica, distribuiti strategicamente tra la parte anteriore e quella posteriore, non sbilanciano l’assetto e «contengono fino a 35 litri di carburante, garantendo l’autonomia necessaria nei deserti più desolati». Ma la vera magia tecnologica risiede nelle sospensioni. Le forcelle professionali WP, infatti, «spianano letteralmente il terreno, assorbendo ogni sasso senza trasmettere colpi ai polsi del pilota».
A chiudere il tutto da registrare che davanti agli occhi, Montanari c’è una «torre di controllo» con un Roadbook digitale che «scorre incessantemente indicazioni vitali». Essendo lui stesso un esperto meccanico, lavora personalmente sul setup per «ottenere una risposta del gas fluida, fondamentale per non affaticare i muscoli durante le 5 ore medie di guida giornaliera».

La Tappa 6: La danza perfetta verso Riyadh
La sesta tappa, quella corsa venerdì 9 gennaio da Hail a Riyadh, è stata il punto di svolta: una giornata di maturità e non solo di gas a martello. Il percorso, come si legge nelle cronache del sito ufficiale della competizione, presentava un mix insidioso di «piste velocissime e montagne di sabbia dove la navigazione diventa un incubo».
In questo labirinto dorato, molti dei grandi campioni ufficiali hanno perso la bussola o ricevuto penalità pesanti. Tommaso Montanari, invece, è stato chirurgico. Ha interpretato il percorso nel deserto quasi avesse una mappa stampata nella mente, centrando ogni waypoint invisibile senza mai esitare. Montanari ha chiuso la prova al 20° posto assoluto di giornata, a soli 32 minuti dal leader, dimostrando di poter tenere testa a piloti con budget e team enormemente più grandi del suo.

La classifica e il sogno della seconda settimana
Al giorno di riposo di oggi, sabato 10 gennaio, la situazione per il pilota con il numero 32 è da incorniciare, 20° posto assoluto nella classifica generale, miglior pilota italiano in gara, Top 10 nella categoria Rally2 (i piloti privati di alto livello). Ma Tommaso Montanari, va detto, non corre da solo. Porta con sé l’affetto di tutta Terni, il pensiero per il piccolo figlio Leonardo e il legame con l’amico Danilo Petrucci. «Sono emozionato come la prima volta, ma con la serenità di chi ha un briciolo di esperienza in più» ha dichiarato alla partenza. Quella serenità è diventata la sua arma segreta.
Da domani, domenica 11 gennaio, la carovana della Dakar 2026 riparte verso Wadi Ad-Dawasir e il ‘Quarto Vuoto’, dove ci saranno solo dune e sabbia finissima. Se Tommaso Montanari riuscirà a mantenere questa freddezza e a preservare la sua Husqvarna dal calore estremo, il sogno di chiudere nella top 20 assoluta al traguardo finale di Yanbu, previsto per domenica 17 gennaio, non sarà più solo un’ambizione, ma una realtà alla portata del suo talento e della sua tenacia.






