Sette arresti – tre persone sono finite in carcere, una ai domiciliari e altre tre sono attualmente ricercate – nel contesto di una operazione della Guardia di Finanza di Perugia, collegata al maxi sequestro di cocaina avvenuto un anno fa a Foligno con l’arresto di un noto ristoratore, che ha portato alla luce un’organizzazione dedita al traffico di droga. Le misure sono state disposte dal gip di Perugia su richiesta della procura guidata da Raffaele Cantone. I sette indagati sono tutti residenti in provincia di Perugia, si tratta di cinque cittadini albanesi, un italiano ed un romeno.
Le indagini sono state avviate nel 2024 dalle Fiamme Gialle di Perugia, in particolare dal Nucleo di polizia economico-finanziaria, in collegamento con la vicenda relativa al ristoratore folignate, emersa nel febbraio 2025. Il lavoro degli inquirenti ha consentito di portare alla luce un sodalizio ‘piramidale’ nel territorio di Perugia, con al vertice un cittadino albanese che gestiva il ‘giro’ – fatto di approvvigionamenti e smercio di grandi quantità di cocaina – direttamente dal Paese di origine.
«Il capo promotore dell’associazione – spiega una nota della procura perugina – si avvaleva della collaborazione della moglie, socia di un’attività commerciale operante nel settore della ristorazione a Foligno, nonché di altri due sodali, un albanese ed un italiano. L’attività commerciale si ritiene fosse utilizzata come semplice ‘copertura’ ed in funzione del reinvestimento dei proventi del traffico illecito. Centro decisionale e principale territorio di interesse operativo dell’organizzazione criminale è risultata essere la città di Foligno, sebbene sia stata accertata l’esistenza di una fitta rete di acquirenti della cocaina in diverse località del nord e del centro Italia».
«Nel contesto delineato – osserva ancora la procura della Repubblica di Perugia – i soggetti ritenuti componenti dell’organizzazione, per rendere maggiormente difficoltoso l’accertamento degli illeciti perpetrati, intrattenevano contatti esclusivamente per il tramite di cosiddetti ‘criptofonini’ (dispositivi telefonici non intercettabili, i cui dati sono fatti transitare su server allocati in Paesi esteri; i congegni, inoltre, sono controllabili da remoto, con possibilità di essere ‘resettati’ in caso di tentativo di accesso da parte di soggetti non previamente abilitati). I soggetti investigati facevano abituale ricorso pure a sistemi di messaggistica istantanea presenti sul web (Face Time, Snapchat, Signal etc.) ed apparati elettronici in grado di rilevare la presenza di videocamere di sorveglianza occulte, ‘walkie talkie’ di ultima generazione sostitutivi dei tradizionali telefoni cellulari nonché autovetture dotate di doppio fondo per il trasporto dello stupefacente». L’attività di indagine ha consentito di documentare circa 50 episodi connessi al traffico di droga.
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