Due anni di sospensione dal partito – Forza Italia – che lo aveva deferito al collegio regionale dei probiviri dopo la ‘liaison’ con Stefano Bandecchi che lo aveva portato alla nomina – di fatto una conferma del ruolo già ricoperto con la presidenza di Laura Pernazza (FI) – di vice presidente della Provincia di Terni. Tutto ciò dopo il voto – quello per il rinnovo della presidenza dell’ente – in cui il centrodestra (come il centrosinistra) era andato per conto suo, ovvero senza alcuna intesa con Bandecchi, poi vincitore della contesa a mani basse (e con voti trasversali).

Francesco Maria Ferranti – consigliere comunale, provinciale e vice di Bandecchi a palazzo Bazzani – è stato raggiunto lunedì pomeriggio dal provvedimento, in qualche modo atteso dopo il deferimento dei mesi scorsi per motivi ‘disciplinari’. Anche per questo la linea resta ‘low profile’: «Prendo atto – si limita a dire – e ritengo indispensabile il ricorso al collegio nazionale dei probiviri».
Quanto sancito in Umbria, infatti, non è che il ‘primo grado’ del procedimento disciplinare attivato da Forza Italia. E Ferranti, alla fine, può dire di aver scampato – ad oggi – la richiesta più severa avanzata nei suoi confronti, ovvero l’espulsione dagli ‘azzurri’. Certo, la sospensione – nei termini decisi – non è breve e potrebbe segnare definitivamente la fine del suo rapporto con Forza Italia. Ma il tempo, e i ricorsi, diranno il resto.

Così il portavoce nazionale del partito, e parlamentare, Raffaele Nevi: «Non entro nel merito della decisione presa da un organismo statutario – afferma – che è chiaramente autonomo anche rispetto alla dirigenza del partito. È chiaro a tutti che Forza Italia è un partito che pone al centro le decisioni prese collegialmente dagli organi direttivi. È il modello di partito voluto da Antonio Tajani: il partito del merito, della discussione interna e delle decisioni democratiche che valorizzano gli iscritti, i quali scelgono la dirigenza attraverso i congressi. Successivamente – prosegue Nevi – spetta alla dirigenza definire la linea da seguire. Ogni eletto deve dare il buon esempio, rispettando lo statuto del partito. Nessuno può decidere come meglio crede la linea politica da assumere o, peggio, se stare o meno in una maggioranza. Un partito è una comunità e deve recuperare autorevolezza. La decisione del collegio va sicuramente in questa direzione e per questo è apprezzabile. Nella mia lunga carriera, anch’io ho vissuto momenti in cui non ho condiviso le scelte compiute dagli organi deputati, ma le ho sempre accettate con spirito di appartenenza e senso di responsabilità. Mi auguro – conclude il portavoce nazionale di Forza Italia – che questa sentenza indichi a tutti una strada chiara e che ciascuno la segua. Solo così il partito potrà crescere e rafforzarsi».






