di Giovanni Cardarello
C’è un luogo dove la geografia vira verso la cronaca e la cronaca torna a farsi politica. Quel borgo che per secoli è stato un’enclave toscana in terra umbra è diventato, il 23 gennaio 2026, il palcoscenico di una nuova stagione di cooperazione interregionale. Qui, a Monte Santa Maria Tiberina, la Presidente della Regione Umbria Stefania Proietti e quello della Toscana, Eugenio Giani, hanno siglato quello che già molti chiamano il ‘patto del monte’. Un accordo politico con velatura istituzionale volto a dare sostanza e peso a quella che viene definita l’Italia mediana.
L’asse del ferro: la trincea dei pendolari e il rebus Medioetruria
Se c’è un terreno su cui l’intesa tra Giani e Proietti si gioca la sua credibilità immediata, è quello dei binari. La questione non riguarda solo i grandi progetti futuribili, ma la quotidianità drammatica e costantemente ferita di migliaia di lavoratori e studenti. Al centro del confronto tra i due presidenti, una sigla che per molti è un incubo: la ‘LL’, acronimo di linea lenta. La denuncia dei due presidenti di Regione è netta. Troppo spesso RFI sacrifica gli Intercity, dirottandoli sui binari storici per liberare spazio all’alta velocità.

Il simbolo di questa battaglia è il treno 598, il convoglio delle 18.15 da Roma Termini che rappresenta la ‘scialuppa di salvataggio’ per chi rientra verso Orvieto, Chiusi e Arezzo. Finire sulla linea lenta non significa solo accumulare ritardo, ma subire un declassamento del diritto alla mobilità. L’impegno di Giani e Proietti, e dei rispettivi assessori ai trasporti, è pretendere che questi treni mantengano la traccia sulla linea direttissima. Obiettivo è quello di garantire tempi certi a chi non può (non vuole e non deve) permettersi di perdere ore di vita ogni giorno.
Ancora più complessa è la partita sulla stazione Medioetruria. Qui il fronte umbro-toscano invia un segnale di rottura rispetto al passato. La scelta della frazione di Creti, che sembrava un punto fermo per la precedente giunta che guidava l’Umbria, viene congelata. Proietti e Giani non solo sollevano dubbi sulla reale utilità di quella localizzazione, ma in una nota di stampa comune denunciano l’assenza di risorse nella Legge di bilancio nazionale. Alla denuncia fa seguito la richiesta di «un tavolo urgente ai ministri Salvini e Giorgetti». In quel contesto i due presidenti di Regione «vogliono capire se Medioetruria sia «una reale priorità del Governo o solo un annuncio senza portafoglio».
Sanità e ambiente: tra mobilità passiva e il soccorso al Trasimeno
La collaborazione tra i numeri uno di Umbria e Toscana si sposta poi su temi di vitale importanza quotidiana, a partire dalla salute pubblica. Con il supporto tecnico della direttrice della direzione salute e welfare dell’Umbria, Daniela Donetti, le due regioni hanno avviato un piano per la gestione della mobilità passiva e la condivisione di know-how d’eccellenza. L’obiettivo, in questo caso, è creare una rete di centri di ricerca e cura che permetta ai cittadini delle zone di confine, Altotevere e Valdichiana per citare le principali, di accedere ai servizi in modo fluido, «riducendo le liste d’attesa e ottimizzando i rimborsi tra le amministrazioni».
Sul fronte ambientale, la notizia più attesa riguarda il lago Trasimeno. La Toscana ha confermato l’apertura dei ‘rubinetti’ della diga di Montedoglio, un invaso da 135 milioni di metri cubi che rappresenta la cassaforte idrica del centro Italia. Attraverso sistemi di filtraggio già in fase di attivazione, arriveranno almeno fino a 200 litri di acqua al secondo. Una boccata d’ossigeno cruciale per contrastare l’abbassamento del livello idrometrico e l’eutrofizzazione del bacino umbro, da troppo tempo in sofferenza.
Cultura e turismo: nel segno di Francesco
Infine, lo sguardo si allarga al 2026, anno delle celebrazioni per l’ottocentesimo anniversario della morte di San Francesco. L’intesa tra Giani e Proietti prevede la creazione di un sistema turistico integrato che unisca i cammini religiosi della Toscana e dell’Umbria, mettendo in rete la via Francigena con i luoghi francescani. L’idea di fondo è quella di trasformare la devozione e il paesaggio in una leva di sviluppo economico per l’intera ‘Italia di mezzo’, superando i campanilismi in favore di un brand territoriale unico.
Un nuovo baricentro politico
Al netto dei dettagli tecnici, l’incontro, il patto tra Giani e Proietti, segna un cambio di paradigma geopolitico. Rispetto al primo storico ‘Patto per l’Italia di mezzo’, infatti, che vedeva un asse a tre punte, balza agli occhi l’assenza delle Marche. E se quell’esperimento puntava a unire l’intero Appennino centrale, il ‘patto del monte’ sembra al giorno d’oggi configurarsi come un asse politico più compatto e politicamente più omogeneo tra Perugia e Firenze.
Questa ‘Italia mediana’, a due velocità, riflette così non solo divergenze di colore politico con l’amministrazione marchigiana, ma anche una scelta di pragmatismo. L’Umbria e la Toscana condividono emergenze infrastrutturali (la direttissima) e risorse naturali (Montedoglio) che richiedono risposte immediate e comuni. E la scelta simbolica di un Comune di confine tra le due regioni, qual è Monte Santa Maria Tiberina, suggerisce che la sovranità regionale oggi si esercita abbassando i muri. Il messaggio lanciato a Roma al Governo centrale è chiaro e univoco, ma la defezione di Ancona racconta comunque di un centro Italia che fatica ancora a trovare un’unica, corale identità di fronte al Governo. E non è poco






