Si dichiara sereno e a disposizione della magistratura per i necessari chiarimenti, Franco Viola, ex amministratore delegato di Umbria Mobilità, che è ha voluto ribadire la correttezza del suo operato in relazione all’inchiesta portata avanti da polizia e guardia di finanza su impulso della procura della Repubblica di Perugia.
Ipotesi di reato E intanto l’ombra di una truffa da sei milioni di euro si aggira come uno spettro su Trenitalia e Ferrovie per l’inchiesta che ha visto inseriti nel registro degli indagati Renato Mazzoncini, Ad di Ferrovie, Enrico Grigliatti, manager di Trenitalia oltre al direttore regionale dell’Umbria Lucio Caporizzi, l’ex Ad di UM Franco Viola e un’impiegata, Lucilla Pittoni per reati di falso ideologico e truffa aggravata. L’ipotesi è quella di falso ideologico e truffa aggravata per cercare di ottenere fondi pubblici con cui – è su questo che si sta indagando – poter ripianare alcuni buchi di bilancio.
La difesa E a parlare attraverso il suo legale Luca Gentili è il presidente Caporizzi che, come si legge nella nota «si è trovato ad affrontare e gestire una situazione di gravissima crisi di liquidità di Umbria Mobilità, ereditata dalle gestioni precedenti. Grazie anche al senso di responsabilità dei soci e dei lavoratori dell’azienda, in questi anni gli stessi sono riusciti ad assicurare la prosecuzione del servizio pubblico ai cittadini umbri, come pure la garanzia del posto di lavoro e del salario ai dipendenti. In base agli scarni elementi disponibili le indagini in corso riguarderebbero, sostanzialmente, i rapporti con l’Osservatorio nazionale della mobilità operante presso il ministero delle Infrastrutture e Trasporti, struttura adibita, tra l’altro, ad acquisire le certificazioni sui dati relativi al trasporto pubblico locale inviati direttamente dai gestori dei servizi di trasporto».
Dati alterati Gentili sottolinea come, dalla lettura della normativa di riferimento, le verifiche dell’Osseratorio abbiano effetto sui rapporti finanziari tra Stato e regione e non riguardano le aziende di trasporto pubblico locale. «I corrispettivi ricevuti da queste ultime – conclude la nota – sono infatti definiti e regolati dagli appositi contratti tra gli enti affidanti e le aziende stesse, in basi ai quali queste gestiscono i servizi di trasporto». Da quanto finora emerso, nonostante come ribadito dall’Ad di Ferrovie Mazzoncini l’iscrizione nel registro sia un atto dovuto, l’ipotesi accusatoria riguarderebbe proprio alcuni dati, forse alterati, inviati all’osservatorio nazionale che poi ha erogato i finanziamenti.






