di Giovanni Cardarello
Passata la fase dell’approvazione legislativa, per i contribuenti umbri è giunto il momento del confronto diretto e concreto con quello che succede al proprio portafoglio. Con le buste paga e i cedolini delle pensioni in arrivo, infatti, la riforma dell’addizionale regionale Irpef varata dalla giunta regionale guidata da Stefania Proietti smette di essere un tema da dibattito politico per diventare un dato contabile concreto. Il quadro che emerge è di una regione divisa. Secondo i calcoli dettagliati presenti nella tabella pubblicata da ‘La Nazione Umbria‘ e dall’analisi del consigliere regionale Enrico Melasecche, per circa 206 mila cittadini la situazione resterà invariata. Mentre la restante parte della popolazione che vive nel territorio, si divide quasi a metà tra chi otterrà un piccolo risparmio e chi, invece, dovrà affrontare un aumento del carico fiscale. Vediamo i dettagli.
La mappa del risparmio per i redditi bassi
Per i cittadini con un reddito imponibile fino a 15 mila euro, la riforma non porta scossoni, confermando l’aliquota base dell’1,23%. La vera novità positiva, evidenziata nelle simulazioni de ‘La Nazione‘, si riscontra nella fascia immediatamente successiva, quella che va dai 15.001 ai 28 mila euro. In questo segmento la Regione Umbria ha operato una riduzione. Basti pensare, come scrive ‘La Nazione‘, che «se nel 2024 l’aliquota era fissata all’1,62%, oggi si torna al valore base dell’1,23%». Un valore che, tradotto in cifre concrete, determina che un lavoratore e un pensionato che guadagnano 18 mila euro di reddito lordi l’anno, pagano 221,40 euro di addizionale annua «con un risparmio di 11,70 euro rispetto al dato del 2024». È vero, si tratta di una cifra modesta, a conti fatti meno di un euro al mese. Ma è un dato che «segna un’inversione di tendenza per la fascia di reddito medio-bassa della regione». I dati sono positivi anche per le fasce di reddito comprese tra i 21 mila e i 28 mila euro. Qui i vantaggi inseriti nella tabella sulle cifre tonde salgono. E sono rispettivamente di 23,40 e 50,7 euro.
Il nodo dei 28.000 euro e lo ‘scalino’ fiscale
La situazione muta, radicalmente, non appena si supera la soglia dei 28 mila euro di reddito imponibile. Le tabelle elaborate dal ‘La Nazione’ evidenziano come in questo punto la manovra mostri il suo volto più severo, creando quello che i tecnici definiscono uno ‘scalino fiscale’. «Per i circa 103 mila contribuenti che rientrano nella fascia tra i 28.001 e i 50 mila euro – spiega sempre il quotidiano – il calcolo diventa progressivo e decisamente più oneroso». La tabella prende come esempio concreto un reddito di 29 mila euro. Il meccanismo illustrato prevede «l’applicazione dell’1,83% sui primi 15 mila euro, del 3,02% sulla parte intermedia fino a 28 mila, e del 3,12% sull’ultima quota». Al netto della detrazione regionale di 150 euro per ammortizzare il colpo, «l’esborso finale sale a 548,30 euro l’anno». Il calcolo è presto fatto: si attiva un aumento di 11,24 euro al mese rispetto a quanto versato nel 2024. Salgono le imposte anche per gli scaglioni di reddito di 35 mila e 40 mila euro. Qui il maggior esborso è, rispettivamente, di 18,62 e 28,29 euro.
La stangata per i redditi sopra i 50 mila euro
Il punto di rottura definitivo si raggiunge, però, con il superamento dei 50 mila euro di reddito. Oltre questa cifra, non solo l’aliquota sale al 3,33%, ma viene meno anche il ‘paracadute’ della detrazione da 150 euro. Questo crea un paradosso fiscale che il consigliere regionale Melasecche mette in luce: «Basta un solo euro di reddito in più per trovarsi a pagare oltre 150 euro di differenza tra una classe di reddito e l’altra». È in questa fascia che la manovra della Regione Umbria morde con più forza, contribuendo in modo decisivo a quel gettito complessivo, stimato in circa 18,4 milioni di euro, ritenuto necessario per le casse dell’ente. In sostanza, tra conguagli e applicazione delle nuove aliquote, i prossimi mesi saranno decisivi per valutare l’impatto reale di questa riforma sui consumi delle famiglie. Mentre i contribuenti iniziano a fare i conti con la propria nuova realtà fiscale, una realtà nella quale, stando a quando afferma Melasecche, ci si trova davanti «ad una sorta di multa ricorrente, destinata a protrarsi fino al 2028».






