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Home » L’idroelettrico ternano a ‘Mi manda Rai Tre’: «Rivelato tutto lo sfruttamento»

L’idroelettrico ternano a ‘Mi manda Rai Tre’: «Rivelato tutto lo sfruttamento»

di Fabio Toni
13 Novembre 2022
in Ambiente e salute, Economia, Opinioni
Tempo di lettura: 3 minuti di lettura
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di Marco Sansoni
Presidente di ‘Italia Nostra’ Umbria

Una beffa ai danni dell’Umbria e dell’Italia, uno scippo legalizzato, un profitto enorme sottratto all’interesse generale. Un lucro ‘privatizzato’ che fa impennare le bollette elettriche di famiglie e imprese. Sabato mattina la RAI, grazie alla trasmissione ‘Mi manda RaiTre’ e alla cronista Amalia De Simone (QUI IL SERVIZIO), ha disvelato con grande rigore uno degli indicibili ‘segreti’ alla base degli extracosti delle nostre bollette elettriche: oltre alla nota vicenda del gas russo, si aggiunge un’irrisolta questione di matrice interna, tutta italica. Parliamo della svendita delle concessioni idroelettriche alle multinazionali, una svendita proseguita per oltre 20 anni da parte delle Regioni col placet dello Stato, senza alcun beneficio per casse pubbliche, territori, consumatori.

Marco Sansoni

Il servizio RAI ha citato come caso di scuola proprio le centrali idroelettriche delle Marmore, a Terni, uno degli impianti più importanti d’Europa. Da almeno dieci anni la stessa ‘Italia Nostra’ dell’Umbria aveva denunciato pubblicamente lo sfruttamento intensivo di questa risorsa naturale: ebbene, l’acqua è tuttora mulinata quasi gratis dai concessionari, mentre al contempo si impoverisce la comunità locale di opportunità: canoni inconsistenti, danni a Piediluco, Cascate chiuse, turismo limitato, povertà di mezzi materiali.

In particolare il canone concessorio, pur raddoppiato dalla Regione Umbria – solo nel 2017 – e pur in corso di lieve e ulteriore incremento, continua a generare incassi risibili: quattro milioni alla Regione sui quasi 200 a bilancio ERG Hydro 2021. E’ anche emerso come lo stesso Comune di Terni non sia padrone in casa propria, faticosamente conseguendo – e solo da un lustro – quattro spicci, peraltro totalmente bruciati proprio nel tentativo di sanare il grave dissesto idrogeologico che ciclicamente riemerge a Piediluco. Quindi le multinazionali che si sono succedute (Endesa-EON-ERG-ENEL) portano regolarmente via la cassa, rigonfia di denari a volontà, mentre qui restano danni e impoverimento. Una logica di depredazione coloniale, assentita da normative ritagliate su misura delle multinazionali e dei loro interessi.

E’ stato ancor più incisivo – e parimenti impietoso – il confronto operato dalla RAI tra il modello gestionale idroelettrico umbro e quello della Valle d’Aosta: lì, ogni anno, le decine e centinaia di milioni dell’idroenergia non vengono certo incassati da un privato e poi investiti chissà dove, ma sono interamente impiegati in loco da una società regionale pubblica, rispondendo concretamente ai tanti bisogni di famiglie e imprese, esclusivamente nell’interesse generale.

Nel servizio è stato poi ricordato come la produzione nazionale del ‘grande idroelettrico’, con investimenti generalmente ammortizzati da molti decenni, abbia un costo industriale non superiore a € 0,02 (2 centesimi!) per kWh. Tuttavia ai consumatori dell’Umbria (e d’Italia), pure in tempo di pace, sono stati sempre imposti prezzi di mercato superiori di almeno 10 volte, senza aver mai siglato nemmeno convenzioni territoriali. Quanto alla futura gestione del sito idroelettrico di Terni, la nuova normativa nazionale (DL 135/2018) e quella in arrivo dalla Regione Umbria (PDL 1473/2022) non spazzano via i dubbi esistenti: si vuole proseguire a privatizzare la rendita idroelettrica? Quale ruolo intende assumere la giunta regionale?

Italia Nostra rivolge pertanto un forte appello a tutte le Istituzioni umbre, alla Regione anzitutto, ma anche ai Comuni, alle forze civiche, associative e politiche, affinché si faccia quadrato in difesa delle nostre centrali, tornando a una sana gestione pubblica del sistema idroelettrico umbro, seguendo i migliori modelli manageriali esistenti a livello nazionale, a partire da quello della Valle d’Aosta, così come mostrato dal servizio pubblico radiotelevisivo. A tal fine bisogna superare l’ampia ignoranza sul tema, l’asservimento a interessi specialissimi, i particolarismi, andando oltre schermaglie certo legittime, ma di breve momento. Per far crescere l’Umbria occorre lungimiranza, evitando di assegnare ancora una volta a multinazionali private, a fini volgarmente speculativi, un bene di interesse strategico regionale e nazionale: l’energia idroelettrica deve tornare nostra.

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