Un addio in buona parte polemico e segnato dal dissenso rispetto alla linea tenuta dal partito, sia a livello nazionale che locale. L’ex vice presidente della Regione Umbria, Fabio Paparelli, lascia il Pd dopo lustri di militanza. Lo ha annunciato con una intervista all’Ansa, anticipata dalla lettera inviata agli organismi del partito.
Nell’intervista Paparelli boccia la linea-Schlein, «senza leadership, lontana dallo spirito riformista e priva di un profilo di governo. Anche per questo il centodestra è avanti i tutti i sondaggi, nonostante abbia fallito proprio sui suoi cavalli di battaglia, sicurezza e immigrazione».
Non più tenero il giudizio sul Pd umbro e ternano. Il primo «è in mano a piccoli gruppi di potere che, anche per responsabilità dei vertici nazionali, si caratterizzano per l’assenza di politica e di programmazione». Il secondo «continua a guardare al passato più che al futuro, è inconsitente nel suo ruolo di opposizione e incapace, ad oggi, di costruire un’alternativa basata su una nuova idea di città».
Sulla giunta regionale dell’Umbria, di cui Paparelli ha fatto parte anche nelle vesti di presidente facente funzioni dopo le dimissioni di Catiuscia Marini nel 2019, il giudizio dell’ormai ex Dem è «di luci ed ombre. Iniziare la legislatura con l’aumento dell’Irpef è stato un errore ma soprattutto in alcuni settori si nota l’assenza di una stagione di riforme».
Nonostante le ‘bordate’, Paparelli si dice «fedele ai valori del centrosinistra e alle stagioni più belle, quelle dell’Ulivo e della nascita del Pd di Walter Veltroni, in cui gli elementi fondanti erano la vocazione maggioritaria e la selezione delle classi dirigenti attraverso le primarie. Con quell’approccio, gruppi di potere e correnti oggi non avrebbero avuto ragione di esistere».






