di Giovanni Cardarello
Nella bolla social del tifo per il Perugia, da giorni si susseguono metafore di vario tipo per descrivere al meglio la condizione attuale del Grifo. Un Grifo virtualmente ultimo in classifica, in piena lotta per evitare la retrocessione diretta in serie D e reduce da cinque sconfitte consecutive. Si va dal più che calzante ‘Cronaca di una morte annunciata’, al drammatico a ‘A che punto è la notte’ fino alla dottissima citazione del Cambalache di Ruben Juarez, ‘Todo es igual, nada es mejor. Lo mismo un burro que un gran profesor’ (‘Tutto è uguale, niente è meglio. Un asino è uguale a un grande professore’). Ma la sostanza resta una e una sola, ovvero che il progetto societario di Faroni non è mai partito ed è in costante perdita economica, mentre il progetto tecnico, con tre sessioni di mercato a costo zero e tre cambi di allenatori, non ha prodotto altro che un anonimo 12° posto più vicino alla zona playout che alla zona playoff, nel 2024/2025, e l’attuale posizione da retrocessione diretta. Come se ne esce è la domanda che si fanno tutti faticando, un po’ per sfiducia un po’ per stanchezza, a dare una risposta.
E se da un lato mister Piero Braglia, chiamato al capezzale del Perugia, ancora non riesce a dare la sua impronta tattica, anche per l’inopinata squalifica rimediata, dall’altro lato il presidente Faroni e il direttore generale Borras, secondo quanto riferisce ‘La Nazione‘ in un pezzo a firma di Francesca Mencacci, si starebbero preparando ad un nuovo, ulteriore, ennesimo, ribaltone.
Nel mirino, stavolta, ci sarebbe il direttore dell’area tecnica Mauro Meluso. «I rapporti ormai logorati tra società e il diesse – scrive il quotidiano – non aiutano certo la squadra, che probabilmente avverte la tensione tra le parti». Spingendosi a paventare che ci sarebbe una separazione in vista, o almeno un ridimensionamento del ruolo operativo. Uno scenario che però cozza con il fatto che «il dirigente è legato ad un contratto faraonico per la categoria e per gli stipendi medi dell’attuale società, e il club vorrebbe che fosse Meluso a fare un passo indietro». Uno scenario decisamente poco realistico.
Per questo motivo, ipotizzando un Meluso ai margini, sempre ‘La Nazione‘ riferisce la possibilità di inserire in società una grande icona del calcio perugino e non solo, ovvero Fabrizio Ravanelli. «Penna Bianca – scrive Mencacci – che in questi giorni ha parlato di Perugia nelle varie occasioni (Castello di Vino e la festa dello stadio Curi), avrebbe dato la sua disponibilità di massima alla società di Faroni». Per lui ci sarebbe un ruolo nell’area tecnica, ma non come direttore sportivo, e sarebbe il trait d’union tra club, squadra e piazza. Il limite a questa operazione è che Ravanelli è sotto contratto con l’Olympique Marsiglia «con il ruolo di collaboratore istituzionale e sportivo alle dirette dipendenze del presidente Pablo Longoria». E qui la domanda sorge spontanea: cosa spingerebbe Ravanelli a sciogliere il rapporto con un top club di dimensione internazionale per legarsi al Perugia in corsa per evitare la serie D? Di certo una componente è l’affetto e la passione che il campione d’Europa nutre per la squadra della propria città, ma forse non spiega tutto.






