di Giovanni Cardarello
Il sogno della favola argentina che avrebbe dovuto rilanciare il Perugia Calcio, dopo l’era Santopadre, si sta trasformando in un incubo. A poco meno di sedici mesi da quel 7 settembre 2024, data del closing davanti al notaio Biavati, il presidente del Grifo, Javier Faroni, è finito al centro di una tempesta giudiziaria nel suo Paese d’origine, l’Argentina. Le ultime notizie, anticipate a metà dicembre da umbriaOn, che rimbalzano da Buenos Aires, raccontano di perquisizioni nella sua residenza e di uno stop in aeroporto mentre tentava di raggiungere l’Uruguay.
L’inchiesta: il ‘ponte’ sospetto tra l’AFA e il Grifo
Le accuse mosse dalla stampa argentina, in particolare dal quotidiano La Nación, sono pesanti. Secondo il giornale argentino circa 6,2 milioni di dollari sarebbero stati dirottati dai conti che la AFA, la Federcalcio argentina, detiene negli Stati Uniti verso società collegate all’acquisto del Perugia. Nello specifico, come scrive la pagina Facebook di ‘Un Venerdì da Grifoni’, «secondo gli elementi emersi e riportati dalla stampa argentina, la TourProdEnter ha effettuato 25 movimenti, per un totale di 5.774.259,20 dollari, verso due conti intestati alla Sports NextGen Ltd, presso Revolut Bank nel Regno Unito, e Afrasia Bank Ltd alle isole Mauritius».
E ancora: «Il flusso di denaro era destinato quindi, sempre come riporta la stampa argentina, al finanziamento per l’acquisto del Perugia. Si aggiungano a questi movimenti finanziari anche altri due trasferimenti di 250 mila dollari, sempre dalla TourProdEnter LLC alla Beagle Capital Management LLC, un’altra delle società riportate nel groviglio delle controllanti il Perugia Calcio».
«Le due società Sports NextGen Ltd e Beagle Capital Management LLC – si legge sempre sulla pagina Facebook – sono ricordate come società controllanti il Perugia, nel comunicato ufficiale emesso dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio il 12 settembre 2025, nel dispositivo della sentenza che imponeva sanzioni alla società e al presidente Javier Faroni, a cui furono comminati 3 mesi e 15 giorni di squalifica. Nel corso degli ultimi mesi risulterebbero anche ulteriori movimenti tra TourProudEnter e Sport Next Gen per circa 5,7 milioni di dollari».
Un intreccio che affonda le radici nei legami di Faroni, ex deputato regionale e uomo vicino a Claudio Tapia, il numero uno del calcio argentino, e a Sergio Massa, ex ministro dell’Economia e candidato alle elezioni presidenziali del 2023 per il Frente Renovador. Massa viene sconfitto da Milei con un secco 55,65% a 44,35%. E molti leggono in questo eventi politico l’accelerazione dell’inchiesta giudiziaria.
Gli scenari: tra paralisi societaria e scogli burocratici
Il coinvolgimento del patron in un’indagine di tale portata sposta la partita dai campi di gioco alle aule di tribunale. Il timore principale riguarda la stabilità della proprietà. Se i fondi utilizzati da Faroni per l’acquisto del Perugia venissero ufficialmente dichiarati provento di attività illecita, la magistratura argentina potrebbe attivare rogatorie internazionali per il sequestro delle quote societarie. In un simile contesto, la governance del club biancorosso finirebbe in un limbo giuridico dai tempi imprevedibili.
A stretto giro, la questione si sposterebbe poi sui tavoli della giustizia sportiva italiana. La procura federale della Figc, secondo le informazioni a disposizione di umbriaOn, monitora, infatti, con grande attenzione la trasparenza dei flussi finanziari e il requisito di onorabilità dei soci. Ma l’ostacolo più concreto resta quello della continuità aziendale. Se l’inchiesta portasse al blocco dei conti correnti di Faroni, il Perugia si ritroverebbe senza la liquidità necessaria per la gestione ordinaria.
Il rischio radiazione: è un’ipotesi reale?
Molti tifosi, soprattutto sui social, si chiedono se il club rischi la radiazione. Tecnicamente, la radiazione è la sanzione estrema applicata in caso di fallimento o illeciti sportivi reiterati. In questo caso, il Perugia corre un rischio ‘indiretto’. Se il blocco dei capitali impedisse il pagamento di stipendi e contributi, scatterebbero penalizzazioni immediate. Se la situazione di insolvenza dovesse protrarsi fino alle scadenze per l’iscrizione al prossimo campionato, la mancata concessione delle licenze nazionali porterebbe all’esclusione dal professionismo. Una ‘morte sportiva’ burocratica che equivarrebbe, nei fatti, a una radiazione.
La tempesta sui social: «Il Grifo non è un giocattolo»
Se nelle stanze di Pian di Massiano regna il silenzio, sui social la piazza è una polveriera. Il sentimento prevalente è il disincanto misto a rabbia. Sui principali gruppi Facebook e canali X, i commenti si rincorrono: «Siamo passati dalla padella alla brace», scrive un utente, mentre altri chiedono chiarezza immediata: «Perugia merita rispetto, non di essere usata per presunti giri di denaro oltreoceano». Il contrasto è stridente: da un lato le recenti feste per i 120 anni con il ritorno di icone come Riccardo Gaucci e Giovanni Tedesco, dall’altro l’incertezza totale sul futuro. La città, che aveva accolto l’impresario argentino con speranza, ora teme che quella ‘favola’ fosse solo una sceneggiatura scritta male.
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