di Giovanni Cardarello
Alle 12 più qualche minuto di giovedì 23 ottobre, il capitano Giovanni Tedesco, per gli amici e i tifosi ‘Giovannino’, torna a casa sua. Casa sua che nello specifico è rappresentata dalla sala stampa situata nella pancia dello stadio ‘Renato Curi’, in ristrutturazione. Lo stadio che lo ha visto protagonista di tante battaglie sportive, di trionfi impensabili (su tutti la vittoria della Coppa Intertoto Uefa) e di sei stagioni nelle quali il Grifo ha calcato con spettacolo e onore i campi della serie A.
Nuova svolta per il Perugia. Via Meluso e Braglia dentro Riccardo Gaucci, Novellino e Tedesco
Giovanni Tedesco che torna ad allenare in Italia e torna a farlo nel suo Perugia, a nove anni di distanza dall’ultima apparizione. Da quel 7 febbraio 2016 quando guidò, per la terza e ultima volta, il Palermo di Zamparini nel match di serie A contro il Sassuolo. Per la cronaca il match del ‘Mapei Stadium’ finì 2-2 con reti di Franco Vazquez, Defrel, Missiroli e Durdevic. Tutta gente che oggi farebbe davvero gran comodo al Grifo.
Ma prima di scendere nel dettaglio tecnico, spazio agli affetti. «Il mio sogno era allenare due squadre, il Palermo e il Perugia – spiega Tedesco -. Sono emozionato ma anche un po’ triste perché non ci sono più Mimmo, Carlo Giulietti e Ilvano Ercoli, persone a cui volevo bene». Tedesco spiega come è nata la possibilità di allenare il suo Perugia: «Mi hanno chiamato alle 2 del mattino e alle 7 ero già in aereo». Ma è inevitabile scivolare subito sul momento dei biancorossi. «I giocatori sono stati subito disponibili – ha spiegato Tedesco -, la società è ben organizzata, c’è una struttura tecnica importante, stampa competente e il tifo non lo devo raccontare io. C’è tutto per fare bene».
Ma cosa occorre per fare bene?. Si chiedono i tifosi e gli addetti ai lavori. «Dovrò curare l’aspetto mentale, la squadra deve cambiare atteggiamento». Anche sul livello tecnico e tattico, Giovanni Tedesco è molto netto. Ed è netto richiamando i suoi modelli di riferimento, Antonio Conte e Josè Mourinho. «Ascolto tutti ma decido io. Decido la formazione, decido il capitano (sarà Angella, ndR). Se mi impongono scelte faccio il contrario». Ovviamente Tedesco non si descrive come un uomo solo al comando. Accanto a lui ci sarà uno staff e due figure di grande storia, competenza e prestigio come Walter Afredo Novellino e Riccardo Gaucci.
Nessun accenno alle scelte tattiche – «i moduli sono soli numeri» – anche se la sensazione è che almeno per il delicatissimo match con il Livorno dell’ex Formisano – «una Finale di Champions» -, si ricorrerà al 4-4-2. L’usato sicuro per superare l’emergenza risultati. Ora la parola passa al campo, la società la sua mossa l’ha fatta mettendo in circolo i gioielli di famiglia: ai giocatori l’obbligo, l’onere e l’onore di fare il resto.







