‘Perugia1416’, Leonelli: «Cosa si festeggia?»

Il segretario regionale del Partito Democratico ironizza: «Non sono contrario alle rievocazioni storiche, ma sono perplesso, senza essere un ‘gufo’»

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di Giacomo Leonelli, segretario regionale Partito Democratico

Premessa: come dimostra la foto, non sono contrario alle rievocazioni storiche. Anzi, è stato un piacere sfilare (…con miss Italia, peraltro…) alla Quintana di Foligno. Le perplessità a mio avviso in questo caso sono tre.

1) C’è chi dice “tutti ce l’hanno!…Foligno, Gubbio, Narni, Siena, Ascoli…”. Ecco, al di là che in questi casi parliamo di manifestazioni storiche, c’è un problema. Perugia, con tutto il rispetto per le città sopra elencate, non deve paragonarsi a queste: sia per numero di abitanti (è almeno il doppio della più grande), sia per ruolo. Perugia è capoluogo di regione: dovrebbe prendere a riferimento Firenze, Bologna, Ancona ecc… (che guarda caso tendenzialmente, a parte casi isolati e dalla centralità molto minore rispetto a quella che qui si vorrebbe dare, non hanno manifestazioni di questo tipo). E giocare quindi una partita diversa, aperta all’Europa e al futuro, anziché guardarsi allo specchio in una rievocazioni storica un po’ posticcia e per lo più di un paio di giorni.

2) La cultura storica che c’è dietro. Evidentemente non mi appartiene: il 1416 segna la fine dell’età comunale, l’inizio della Signoria e il preludio al dominio dello Stato Pontificio. C’è da festeggiare? Mah… a me non pare. Però se poi vedo che a parte il mio amico Leonardo, tutto il resto del comitato è composto da candidati non eletti a sostegno della coalizione di centrodestra, capisco che su questo è normale non essere sulla stessa lunghezza d’onda, e democraticamente ne prendo atto.

3) I costi: troppa poca chiarezza (a cominciare da quanto percepito dalla co-progettazione con la Regione di Perugia capitale europea) sui costi reali. E secondariamente la domanda sorge spontanea: non c’era proprio altro modo di impiegare quelle risorse (comunque ingenti) in un progetto strutturale che non si limitasse a richiamare in centro per due serate di giugno amici e parenti dei futuri figuranti? Io sinceramente credo di sì.

Detto ciò, l’auspicio è doppio: che la manifestazione riesca (perché io amo la mia città) e che chi si permette di sollevare delle critiche, a cominciare dalle tante associazioni civiche, e soprattutto perché si tratta di risorse pubbliche, non sia bollato come ‘gufo’ sfascista.

E in ultimo, il fatto che la Regione svolga un ruolo di sostegno/patrocinio (così come in altre centinaia di manifestazioni in Umbria) lo trovo istituzionalmente corretto. E già mi immagino cosa sarebbe successo ove questo non fosse avvenuto.

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