La vicenda stadio-clinica a Terni, che ha vissuto in questi giorni un passaggio cruciale – la sentenza con il cui Tar dell’Umbria ha accolto il ricorso della Regione, annullando la determina dirigenziale del Comune di Terni che dava il via libera alla realizzazione della struttura sanitaria – continua a far discutere politici, amministratori e cittadini. E anche l’ex sindaco di Terni – l’avvocato Leonardo Latini – che questa vicenda la conosce bene, visto che l’iter è stato avviato proprio durante la sua sindacatura, interviene nel tentativo di fare chiarezza. Secondo l’ex primo cittadino, gli spazi perché l’iter vada a buon fine e il progetto si realizzi, ci sono ancora. Ma a determinate condizioni. Di seguito l’intervista.
Avvocato Latini, lo stallo sul progetto stadio-clinica sembra infinito tra ricorsi e carte bollate. Esiste una via d’uscita concreta che non passi per le sentenze dei tribunali?
«Certamente. La via d’uscita non è giudiziaria, come ho sempre sostenuto, ma amministrativa e transattiva. Dobbiamo smettere di guardare al passato e utilizzare gli strumenti che la nuova programmazione regionale ci mette a disposizione. Può essere delineato un percorso che permetterebbe a Comune, Regione e Ternana di trovare un accordo tombale nell’interesse della città».
Qual è il primo passo di questo percorso? Da dove si riparte?
«Si riparte dal ‘fatto nuovo’: la delibera della giunta regionale 1399 del 2023. Questa delibera ha cambiato le regole del gioco, aggiornando il fabbisogno sanitario. Il proponente, o il Comune per esso, dovrebbe presentare un’istanza formale alla Regione per la ‘verifica di compatibilità’ del progetto della clinica, citando espressamente questa nuova programmazione come presupposto che giustifica la richiesta. È l’aggancio giuridico che mancava prima e che già avrebbe dovuto essere colto».
La Regione Umbria, però, in passato ha espresso pareri negativi. Perché ora dovrebbe cambiare idea?
«Perché il quadro è mutato. In un’ottica transattiva, la Regione dovrebbe impegnarsi a prendere atto che la nuova programmazione ha modificato sostanzialmente la situazione rispetto alla vecchia conferenza dei servizi. Si tratta di realismo e collaborazione istituzionale: la Regione dichiarerebbe che oggi, ai sensi del nuovo regolamento, il numero 9 del 2023, e in forza della DGR 1399 che costituisce atto di programmazione fondamentale, è possibile avviare la verifica di compatibilità del progetto specifico con la nuova dotazione di posti letto prevista per Terni».
Uno dei nodi principali è sempre stato l’equilibrio economico del progetto. Come si garantisce la sostenibilità senza creare automatismi pericolosi per le casse pubbliche?
«Qui serve chiarezza nel Piano economico finanziario (Pef). Il proponente deve presentare un Pef aggiornato che dimostri la sostenibilità dell’investimento, ma con una clausola di salvaguardia fondamentale: l’autorizzazione a costruire la clinica non implica un diritto automatico all’accreditamento o alla contrattualizzazione. Questi sono passaggi successivi e autonomi. Il rischio d’impresa resta al privato che però può investire, fermo comunque l’equilibrio economico-finanziario, sulla base di una ragionevole previsione di ottenere gli accordi in futuro, senza darli per scontati oggi».
Una volta ottenuta la compatibilità e aggiornato il Pef, come si arriva al ‘via libera’ definitivo?
«A quel punto la palla torna alla Regione per la convocazione di una nuova conferenza dei servizi decisoria. Lì si esaminerebbe il progetto di finanza nella sua interezza, stadio e clinica, alla luce del nuovo equilibrio economico e del mutato quadro sanitario. Se la conferenza si chiude positivamente, il Comune ha finalmente la possibilità di autorizzare la realizzazione della clinica e dare corso all’intero progetto dello stadio».
Esiste un modo per accorciare i tempi e blindare l’accordo tra le parti?
«Si potrebbe ipotizzare il ricorso ad un accordo sostitutivo di provvedimento ai sensi dell’articolo 11 della legge 241 del 1990. Questa norma permette alle amministrazioni pubbliche di concludere accordi con i privati per determinare il contenuto del provvedimento finale. Invece di una successione di atti isolati, si firma un protocollo vincolante che stabilisce tappe e tempi certi. Ciò potrebbe trasformare le tappe di una complessa transazione nell’ambito di un cronoprogramma blindato».
E se invece prevalesse la linea della chiusura totale sul progetto stadio-clinica, quale sarebbe lo scenario per Terni?
«Sia chiaro: i ternani hanno diritto a uno stadio moderno, ad un’equa ripartizione dei posti letto, ma soprattutto a un ospedale d’eccellenza che deve essere una priorità a prescindere. Se la proposta transattiva venisse respinta, la città non può restare a guardare. In quel caso, dovremmo pretendere risposte immediate su tre fronti. A partire dal raddoppio dei canoni idrici, che sono risorse nostre, da destinare al territorio fino al completamento dello stadio. Le somme attualmente previste non solo sono insufficienti per sostenere la realizzazione del nuovo ‘Liberati’, ma già vengono utilizzate per far fronte a bisogni primari della città. Per questo, se veramente la Regione vuole venire incontro agli interessi di Terni, devono essere quantomeno raddoppiate».
C’è altro che il territorio dovrebbe ‘pretendere’?
«Mantenimento rigoroso dei fabbisogni sanitari previsti per Terni. Cronoprogramma certo e risorse stanziate per il nuovo ospedale pubblico, con garanzia sull’autonomia e sulle alte specialità del ‘Santa Maria’, chiarendo sin da adesso che non si intende andare verso una azienda unica regionale. O si accetta una collaborazione pubblico-privato virtuosa, o la Regione deve farsi carico integralmente dei diritti e delle infrastrutture di Terni con risorse proprie e tempi certi. Non sono ammesse mezze misure».
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