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Home » Tari: «Perugia e Terni maglie nere d’Italia»

Tari: «Perugia e Terni maglie nere d’Italia»

di Marco Torricelli
4 Febbraio 2016
in Dal territorio, Economia, Imprese, Politica, Statistiche
Tempo di lettura: 2 minuti di lettura
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Perugia e Terni, secondo Confcommercio «portano la maglia nera, rispettivamente, con un +38,61% e +37,12% di differenza tra la spesa storica (per la Tari, la tariffa sui rifiuti; ndr) e il fabbisogno standard».

LE TABELLE DELLO STUDIO

I numeri Il dato emerge dall’indagine presentata mercoledì mattina da Confcommercio, «che riserva non poche sorprese anche per l’Umbria e, soprattutto, per i Comuni di Perugia e Terni. Si scopre, infatti, che l’Umbria; assieme a Toscana, Lazio, Campania e Pugli; è tra le regioni con più alta concentrazione di Comuni che spendono più del fabbisogno e offrono meno servizi. Nella graduatoria che misura l’inefficienza dei Comuni, quelli di Perugia e Terni portano la maglia nera, rispettivamente, con un +38,61% e +37,12% di differenza tra la spesa storica e il fabbisogno standard (la spesa media per la realizzazione di un determinato livello di servizio, contestualizzata in relazione alle caratteristiche del bacino demografico territoriale nonché del servizio stesso)».

Perugia In linea generale, dice Confcommercio, «l’indagine dimostra che a Perugia la spesa sostenuta dalle imprese del commercio è superiore del 32% a quella registrata nei Comuni benchmark (nelle analisi di benchmarcking, i Comuni sono stati raggruppati in cluster, individuati in base alla classe di popolazione residente (da 20 a 50 mila, da 50 a 100 mila, da 100 a 300 mila e oltre 300 mila) e alla densità abitativa (fino a 400 abitanti/kmq, da 400 a 1 800 abitanti/kmq e oltre 1 800 abitanti/kmq); quella sostenuta dalle famiglie è superiore del 9%. Dal 2012 al 2015, la spesa per le famiglie è aumentata dell’8%, mentre quella delle imprese addirittura del 37%».

Le categorie L’indagine Confcommercio considera 10 categorie commerciali, rilevando che «a Perugia la spesa per la Tari degli alberghi senza ristorante, ad esempio, è superiore rispetto alla media dei Comuni benchmark del 61%, degli alberghi con ristorante del 29%, dei negozi del 53%, dei supermercati del 20%, delle esposizioni addirittura del 128%. Una ulteriore criticità riguarda la ripartizione dei costi per la Tari, che sono sbilanciati sulla quota fissa, che rappresenta il 72% dei costi complessivi. Un peso elevato della quota fissa, superiore al 50% del costo totale, indebolisce il legame tra tassa e rifiuti prodotti, vanificando il potere incentivante delle agevolazioni, che spesso agiscono sulla parte variabile».

Terni Le imprese del commercio che operano nel Comune di Terni, invece, «sostengono una spesa superiore del 28% rispetto a quella registrata nei Comuni benchmark. Tra le dieci categorie considerate dall’indagine Confcommercio, addirittura nove presentano una spesa superire a quella media dei Comuni benchmark: distributori di carburante +76%, alberghi con ristorante +42%, alberghi senza ristorante +44%, esposizioni +22%, negozi +40%, ristoranti +22%, ortofrutta +32%. Infine, considerando la media dei Comuni benchmark, le imprese del commercio nel complesso contribuiscono in misura maggiore alla spesa rispetto alle famiglie».

Il commento Oggi, commenta Confcommercio Umbria, «abbiamo sotto gli occhi l’ennesimo esempio di quanto le nostre imprese siano penalizzate da costi dei servizi pubblici che continuano a crescere in modo ingiustificato. Bisogna intervenire con più coraggio e determinazione  sul fronte della spesa pubblica locale che presenta ampi margini di riqualificazione e di riduzione. Le nostre imprese, quelle del commercio, del turismo e dei servizi, non vogliono e non possono più pagare gli sprechi della Pubblica Amministrazione».

 

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