Mattinata ad alta tensione, quella di lunedì 29 settembre, sotto il Comune di Terni e in consiglio comunali per le contestazioni rivolte al sindaco Stefano Bandecchi per le frasi ‘postate’ venerdì su Instagram, su Gaza e i bambini palestinesi. Frasi che avevano già sollevato sdegno da più parti, espresso via social e attraverso comunicati stampa. E che sono state seguite dalla protesta, attesa, lunedì mattina prima della seduta dell’assemblea di palazzo Spada.

Un gruppo di manifestanti composto da 50/100 persone, intorno alle 9.30, ha atteso l’arrivo del primo cittadino per esprimere apertamente tutto il proprio sdegno per i concetti espressi da Bandecchi. Fra momenti di confronti più normali, urla, insulti e anche faccia a faccia (e testa a testa durante i quali si è rischiato seriamente lo scontro fisico), la situazione è stata controllata a vista dalle forze dell’ordine e poi, dopo una decina di minuti, il sindaco è entrato a palazzo Spada.
La seduta è poi iniziata fra le contestazioni dei presenti che nel frattempo avevano raggiunto l’aula e una breve replica del primo cittadino, che ha bollato i manifestanti come «fascisti di m.» per non avergli consentito di esprimere il proprio pensiero. Una seduta complicata che si è poi ‘normalizzata’ quando i contestatori hanno lasciato l’aula per radunarsi sotto la sede comunale.
In aula, il centrodestra oltre ai consiglieri Masselli, Fabrizi e Trippini del misto, aveva già annunciato che non avrebbe preso parte ai lavori. Lo stesso ha fatto il centrosinistra, presentandosi in consiglio ma per dichiarare che avrebbe lasciato l’aula in aperto contrastro con le frasi di Bandecchi. E così ha fatto. La seduta è poi brevemente proseguita con la sola maggioranza – oltre ai membri della giunta presenti – sui propri banchi.
Dalla sede comunale, il sindaco è poi uscito intorno all’ora di pranzo, non prima di aver rilasciato dichiarazioni alla stampa, anche in quel non senza tensioni. Sotto palazzo Spada, altri insulti con uno spartuto gruppo di manifestanti, a debita distanza, e una donna che lo ha contestato. Scambio di battute, dito mediio a chi protestava e poi la partenza dal Comune in auto. Fine di una mattinata pesante.






