di S.F.
Un bel po’ di debiti fuori bilancio da riconoscere e finanziare per il Comune di Terni in questo periodo. Basti pensare che in ballo ci sono ben sei delibere – giovedì e venerdì ci saranno due sedute della III commissione dove se ne parlerà – da approvare a stretto giro e una riguarda un caso del 15 luglio 2021: ancora una volta palazzo Spada è costretta a tirar fuori denaro per una buca.
UN DEBITO FUORI BILANCIO NASCE DALLA CAUSA DI UN DIPENDENTE COMUNALE: I DETTAGLI

La storia si chiude ora ma, come detto, nasce dal sinistro di quattro anni fa tra via del Pozzo Saraceno e via della Pernice, a borgo Rivo. Dopodiché l’atto di citazione scattato nell’ottobre 2023: protagonista suo malgrado un cittadino che, mentre percorreva il sottopassaggio ferroviario, è caduto per via di «una buca non visibile e non segnalata presente sul manto stradale». Ne uscì con lesioni a viso e corpo, refertate successivamente al pronto soccorso.
Il cittadino, difeso dall’avvocato Ramona Rossi, si è attivato per chiedere il risarcimento: «La polizia municipale intervenuta – si legge nella sentenza – sul posto nell’immediatezza dell’incidente aveva constatato la presenza di buche ‘sul limite di un riporto di asfalto effettuato per coprire dei lavori per passaggio di condutture’, e che tali lavori erano stati svolti» dalla controparte, ovvero una società con rappresentante legale in via Capponi 100. Detto ciò, è stata chiesta una somma di 98.394 euro per danno patrimoniale e non patrimoniale. Esito?

Il Comune ha eccepito la carenza di legittimazione passiva perché «al momento del sinistro la strada era in concessione» ad un altro soggetto e per «la mancanza di prova della dinamica dell’incidente, non essendovi prova del fatto che l’attore fosse caduto proprio a causa dell’anomalia stradale (essendo stato rinvenuto dalla polizia ben lontano dalla stessa)». Nonché «l’infondatezza dell’avversa pretesa risarcitoria, stante la piena visibilità della presunta insidia (che, non a caso, non aveva cagionato in precedenza altre cadute), ed essendo il sinistro ascrivibile alla negligenza dello stesso attore per l’omesso blocco o il mancato funzionamento dell’ammortizzatore anteriore della mountain bike, oltre che per non aver adeguatamente regolato la velocità in un tratto di strada che ben conosceva in quanto vicino alla sua abitazione». Tutto ciò per chiedere l’integrale rigetto delle domande attoree e la richiesta « di essere manlevato per qualsiasi esborso in caso di eventuale condanna» nei confronti della società.
Così andrà. Con sentenza dell’8 luglio 2025 il giudice Alessandro Nastri ha in sostanza accolto la domanda proposta dal Comune – difeso dall’avvocato Francesco Silvi – nei confronti della terza controparte (chi aveva in concessione la strada, il legale coinvolto è Nicola Blasi), condannandola a «tenere indenne e manlevare il Comune di Terni per ogni esborso effettuato in esecuzione della presente condanna». L’unica parte scoperta da questo discorso riguarda le spese processuali dovute al ricorrente per 14 mila euro oltre Cpa, Iva e quant’altro. Tutto posto a carico solidale del Comune e della terza controparte.
Si arriva al dunque. La vicenda costa a palazzo Spada un esborso di ‘soli’ 8.832 euro, vale a dire il 50% delle spese processuali – più le varie voci di incremento – sostenute dal ricorrente. Nella sentenza viene riepilogato che la società interessata ha fatto presente che «al momento del sinistro il cantiere non era più in essere da molto tempo» con «colpa integrale dello stesso attore, il quale, ben conoscendo lo stato dei luoghi (prossimi alla sua abitazione) e tenuto conto anche della percepibilità dell’insidia, avrebbe potuto e dovuto regolare la velocità e scegliere una diversa traiettoria». Sponda Comune, il giudice ha ricordato in ogni caso che «la consegna della strada all’appaltatore (ovvero, come nel caso in esame, al destinatario di concessione per l’occupazione temporanea finalizzata all’esecuzione di lavori) da parte dell’ente proprietario non fa venir meno il dovere di custodia e di vigilanza». Niente da fare per loro. La condanna definitiva ha tuttavia un valore di poco superiore ai 67 mila euro rispetto ai 98 richiesti ma, come puntualizzato, il Comune dovrà sborsare solo la sua parte delle spese legali.






