Era stato arrestato a Terni nella notte fra il 1° e il 2 aprile scorsi, dai carabinieri della Sezione radiomobile della Compagnia di Terni per maltrattamenti e lesioni personali. Parliamo di Mohamed El Messaoudi, il 42enne originario del Marocco ricercato per aver colpito a martellate la moglie, la 43enne Fatiha El Afghani, connazionale e madre di una ragazza, nel primo pomeriggio di sabato 9 maggio a bordo di un bus di linea condotto da una giovane autista di 25 anni – comprensibilmente sotto shock – nella frazione di Santa Lucia di Stroncone (Terni). La vittima del tragico gesto versa in condizioni gravissime nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Terni.

Tornando all’arresto di inizio aprile, l’uomo era stato bloccato dai carabinieri nell’abitazione familiare di via Fratelli Rosselli, dopo l’ennesima aggressione alla moglie, segnalata dalla figlia della coppia – adolescente – con una drammatica telefonata al 112.
Una lite che, riportava la nota dell’Arma, era legata sì a ragioni economiche – l’uomo al tempo si era da poco licenziato da un’azienda del nord Itala dove lavorava come operaio, per tornare a Terni – ma anche a condotte vessatorie fatte di insulti, imposizioni nel vestiario, un controllo oppressivo della moglie.
In seguito alla direttissima, l’uomo – oltre alla convalida dell’arresto in flagrante – si era visto applicare, come chiesto dalla procura, l’allontanamento dalla casa familiare – era domiciliato a Terni presso il fratello, residente in zona Polymer – e il divieto di avvicinamento ai propri congiunti con braccialetto elettronico. Lo stesso braccialetto che sabato si è tolto e ha gettato via dopo aver colpito la poveretta sul bus – era sceso poi è risalito per colpirla di nuovo – e ora tutti gli stanno dando la caccia.
Il profilo: in Italia da pochi mesi. Il permesso di soggiorno. Il lavoro
Incensurato – almeno, sul piano dei precedenti di polizia – fino all’arresto scattato la notte fra il 1° e il 2 aprile scorsi. Mohamed El Messaoudi era entrato in Italia nel novembre del 2025, ricongiungendosi con la moglie con cui si era precedentemente sposato in Marocco. Lo scorso febbraio aveva ottenuto il permesso di soggiorno, iniziando a lavorare come rocciatore nel nord Italia.

I maltrattamenti verso la donna sarebbero iniziati dopo l’ottenimento del permesso, anche nel periodo in cui lavorava in trasferta fuori dall’Umbria. Poi si era licenziato – sembra a fine marzo – e proprio questo aspetto, connesso a questioni economiche e familiari, avrebbe scatenato la lite che aveva portato all’arresto di inizio aprile.
Ma i maltrattamenti, secondo quanto denunciato dalla donna, sarebbero stati anche precedenti. In seguito all’arresto il 42enne si era visto applicare l’allontanamento dalla casa familiare con divieto di avvicinamento ai congiunti con braccialetto elettronico.
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