di S.F.
Dal 26 ottobre del 2004 al 13 marzo del 2026, ventidue anni. Tanti ce ne sono voluti a Terni per chiudere un iter amministrativo legato ad opere realizzate in assenza di titoli edilizi: dopo oltre due decenni parte l’input da palazzo Spada per la definizione di acquisizione immobili al patrimonio comunale per poi procedere alla demolizione.

La vicenda si sviluppa nel 2004 quando l’ente emette un’ordinanza di ingiunzione alla demolizione e al ripristino dello stato dei luoghi per opere abusive. Poi nel 2009 e nel 2010 arrivano due richieste al Comune: il permesso di costruire in sanatoria e l’istanza di accertamento di compatibilità paesaggistica; entrambe – i salti temporali sono notevoli – sono respinte il 18 febbraio del 2016 dal Comune. Sono già trascorsi dodici anni.
Tra il giugno e il luglio del 2016 seguono poi l’accertamento di inottemperanza rispetto all’ordinanza del 2004 e il sopralluogo da parte del nucleo di vigilanza edilizia. Dal quale è emerso che «gran parte della originaria proprietà era stata ceduta al figlio». E qui la storia prende un’altra piega perché alcune cose (fabbricato destinato in parte a ristorante, tettoia e magazzino) erano state sanate o rimosse, mentre una subparticella di proprietà di una donna no: si tratta di un’unità immobiliare «stabilmente utilizzata a scopo residenziale». Un problema.
In sintesi l’opera oggetto di accertamento non era stato demolito e di conseguenza il 23 agosto 2019 viene trasmesso il fascicolo alla direzione attività finanziarie (ufficio patrimonio) per l’immissione in possesso e la successiva demolizione. Bene, per sei anni nulla accade. Sì, perché lo step successivo arriva il 6 ottobre del 2025 quando viene chiesta l’esatta delimitazione dell’area oggetto di acquisizione al patrimonio comunale. Lo stesso Comune spiega il perché del ‘buco’.
«Non risulta essere stata notificata la nota del 23 agosto 2019, né il verbale di accertamento di inottemperanza del 5 luglio 2016. Ai fini dell’acquisizione e relativa trascrizione presso la conservatoria dei registri immobiliari necessita un formale atto di accertamento di inottemperanza e la data della notifica dell’atto». Ora la questione viene perfezionata con una determina firmata dal dirigente Claudio Bedini: chiuso il procedimento amministrativo a carico della donna coinvolta per le opere abusive realizzate in difformità della concessione edilizia del 1990.
L’intervento abusivo non è stato demolito/ripristinato e ora ci penserà la direzione con a capo Federico Nannurelli a fare l’immissione in possesso con demolizione. L’unità immobiliare tra l’altro è in un’area destinata a zone per attrezzature turistiche, alberghiere, extralberghiere ed è soggetta a vincolo ambientale, paesaggistico ed idrogeologico. Storia curiosa che – facile immaginarlo – avrà ulteriori ripercussioni.






