Accesso abusivo ad un sistema informatico e frode informatica per aver, nel corso del tempo, inserito contributi previdenziali agricoli in favore di un soggetto – il figlio – senza che quest’ultimo ne avesso diritto. Queste le ipotesi di reato a carico di un ex dipendente Inps a Terni: ora è arrivato il patteggiamento della pena.
A spiegare cosa è accaduto è il procuratore della Repubblica di Perugia, Raffaele Cantone: «Nel mese di novembre 2024 il comando tutela del lavoro — nucleo Ispettorato dei carabinieri di Terni – inviava una informativa di polizia giudiziaria per le ipotesi di reato di accesso abusivo ad un sistema informatico e frode informatica nei confronti di una ex operatrice dell’Inps che aveva inserito, nel sistema informatico dell’Ente, contributi previdenziali agricoli in favore di un soggetto senza che questo ne avesse diritto». Poi i dettagli.
Tutto è nato da un accertamento della direzione generale Inps di Roma per verificare alcune posizioni assicurative nell’ambito di lavoratori agricoli: «Segnalava una anomalia relativa alla posizione contributiva di un uomo residente a Terni, relativamente agli mini dal 1997 al 2008; in pratica la posizione – scrive Cantone – del soggetto non era supportata da idonea documentazione cartacea. Gli uffici ispettivi al fine di individuare il motivo di tale anomalia, risalivano al dipendente pubblico che aveva, in epoche diverse, provveduto materialmente alle operazioni di inserimenti dei contributi previdenziali agricoli».
«Scoprendo successivamente – anche grazie ai carabinieri del Nil di Temi – che l’impiegata dell’Inps che aveva materialmente provveduto agli inserimenti era la mamma del beneficiario». In sintesi la donna, in servizio presso gli uffici di Temi all’epoca dei fatti, «aveva inserito negli archivi informatici dei lavoratori agricoli la contribuzione a favore del figlio in qualità di operaio agricolo a tempo determinato per le annualita dal 1997 al 2008 senza che quest’ultimo ne avesse titolo e diritto; in tal modo il ragazzo avrebbe potuto ottenere l’erogazione di prestazioni pensionistiche non dovute».
Quantificato in 21 mila euro il potenziale danno all’Inps: «Acquisito l’intero materiale probatorio, l’ufficio notificava all’indagata e all’avvocato I’avviso di conclusione indagini preliminari; quest’ultimo, poco dopo, faceva pervenire una richiesta di applicazione della pena su richiesta delle parti. II pubbico ministero assegnatario del fascicolo prestava -conclude Cantone – il suo consenso all’accoglimento della richiesta». Risultato: accordo e sentenza con la quale è stata disposta nei confronti dell’ex dipendente una pena di 6 mesi di reclusione e 400 euro di multa.






