Diffamazione e minacce nei confronti della presidente della Provincia Laura Pernazza. Per questo un 57enne residente nella provincia ternana è indagato dalla polizia di Stato dopo il lavoro svolto dalla sezione operativa sicurezza cibernetica di Terni: la storia si è sviluppata dalla querela presentata dalla numero uno di palazzo Bazzani, nonché sindaco di Amelia.
Social, minacce e diffamazione
La polizia di Stato si è attivata dopo che l’uomo più volte aveva scritto post a contenuto diffamatorio e minatorio su un noto social. «La disamina di numerosi file di log di connessione – spiega la questura di Terni – e i puntuali incroci dei dati ottenuti, hanno consentito di individuare l’utilizzatore degli account impiegati per la pubblicazione dei post ai danni del presidente della Provincia di Terni». L’attività delegata è stata coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Terni, Giorgio Panucci, ed è terminata con una perquisizione locale, personale ed informatica «nel corso della quale sono state rinvenute tracce inequivocabili dell’utilizzo dei falsi profili dai quali erano stati pubblicati i post oggetto di indagine».
Parla la Pernazza: «Momenti di apprensione»
«Desidero ringraziare – le parole della Pernazza – tutti gli agenti della sezione operativa per la sicurezza cibernetica della Polizia postale di Terni per il grande lavoro svolto con abnegazione e professionalità. Mi fa piacere che tanti cittadini, politici e rappresentanti istituzionali in queste ore mi stiano manifestando solidarietà, affetto e vicinanza. Sono contenta che il responsabile sia stato rintracciato perché essere oggetto di diffamazione e minacce tirando in ballo anche gli affetti personali ha creato in me momenti di apprensione, considerando inoltre ciò che era già accaduto tempo fa al Comune di Amelia dove fui vittima di un’aggressione. Continuo a seguire la vicenda tramite il mio avvocato Carlo Viola e confido nel fatto che la giustizia farà il suo corso. Questo episodio conferma, se ce ne fosse bisogno, che i social devono essere usati con moderazione e in modo corretto, cosa che invece a volte non accade, come in questo caso. La critica e il confronto, anche aspro – chiude – fanno parte della politica, ma i termini che si usano devono essere improntati alla moderazione e non possono travalicare la normale dialettica tra le parti o, peggio, trascendere nel personale».







